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Cella 211

Che cosa fa di un uomo un criminale? L'ambiente? Le circostanze? Una predisposizione naturale? Il caso? O cos'altro? Questa domanda ricorre spesso per capire quale possa essere la linea di demarcazione tra una vita normale e quella invece di un delinquente. Il film "Cella 211" in un certo senso da una sua interpretazione molto particolare di questa domanda, con una risposta che però rimane aperta a varie chiavi di lettura.
Palcoscenico è un penitenziario spagnolo in rivolta ed un secondino neassunto che finisce con l'essere trascinato in questo scontro classico buoni-cattivi, in cui almeno all'inizio si sa dove stanno i buoni e dove i cattivi salvo poi costringere a rivedere queste posizioni.

Il film è molto incalzante, nasce da un'idea geniale che crea il contesto alla storia e lascia letteralmente senza fiato con numerosi colpi di scena che non sconfinano mai nella farsa incollando lo spettatore allo schermo. Vincitore di 8 premi Goya è un film di ottima fattura che consiglio a chiunque abbia un paio di ore scarse da investire.

Vi lascio infine con una citazione del punto che segna la svolta del film.:
"E' meglio se mi impicco nella mia cella così non do più fastidio? Non sarei il primo."

L'isola di Arturo

Voglio segnalare un libro davvero molto carino che ho letto le settimane passate."L'isola di Arturo" di Elsa Morante un premio Strega, passato certo (è del '57) ma su cui si può spendere quale parola. Anzitutto ringrazio una mia collega per avermelo segnalato, e sinceramente, non fosse per la stima che ho in lei, non l'avrei mai letto. Mi chiedevo cosa ci fosse di interessante nelle vicende di un ragazzino di mezzosecolo fà su un'isola come Procida non certo al centro del mondo. Ed in particolare come potesse una scrittrice riuscire ad esprimere la particolare fase che attraversiamo tutti nel perdiodo adolescenziale partendo dall'altra parte della barricata: quella femminile.
La risposta a questo mio scetticismo è stata direi alquanto sbalorditiva. La frescezza di narrazione della Morante e la capacità di creare un canale empatico con il lettore è davvero la perla di questo libro, capace in alcuni punti davvero di farmi riassaporare tutte quelle sensazioni adolescenziali ormai tanto lontane, ma sempre tanto belle da ricordare. La fantasia, la visione dei mondi lontani, l'inesistente senso della misura, l'idealismo, i termini assoluti con cui a quella età si finisce per scindere tutte le cose, l'amore, la vita, la morte, gli affetti... Insomma davvero un piccolo serbatoio di emozioni adolescenziali, raccontate con un trasporto che c'è, ma si riesce solo ad intuire e che ti spinge a leggere ogni pagina come se fosse un peccato interromperlo.