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All that you can leave behind

Diario di un argentino a tempo determinato - Hot Aires

Domenica d'Agosto! Ma non siamo a Febbraio? Febrero, caro mio, e in effetti le cose cambiano di molto... Il cielo è azzurro come quello dei poster di Forza Italia, con l'unica differenza di non avere un erotomane col tupè in primo piano: non una differenza da poco. Ad ogni modo, giornata davvero splendida. Si decide dunque di fare un bel tour per le vie della città con il Bus turistico. In effetti fa un bel giro: Recoleta, Boca, Belgrano, Palermo... Per di più con il tetto scoperto e la giornata splendida è davvero una figata. La prossima volta però devo ricordarmi di portare la crema abbronzante, praticamente sono diventato un'aragosta... Ma, aldilà di queste note di colore, è proprio il caso di dire, il servizio bus non è un granchè, francamente a volte non riesco a cogliere tutte le indicazioni che la voce parlante in italiano (più o meno) fornisce. Perdipiù il forte di questo dovrebbe essere che, volendo, scendi e ti fai un giro, quindi, aspetti il prossimo. Ma, sarà la giornata splendida o la sfiga in alcune fermate si formano delle code per risalire davvero disumane. Optiamo dunque per farci il giro senza scendere: in quasi tre ore completiamo il giro. Tutto sommato carino, ma nulla di chè, se uno ha tempo fa bene a girarsela un pò per i fatti propri. Ma soprattutto mi devono spiegare perchè nel posto del Biancesi invece dello spinotto con Italiano c'era Russian e anche perchè trasmettesse comunque in la voce Italiana. Misteri Argentini. Terminato il tour sono le 16 e dato che non abbiamo pranzato, merendiamo a base di Charrizo... Mah il forte ce lo teniamo per la serata: Il caffè Tortoni. E' un caffè molto caratteristico dove allo stile d'epoca del locale si unisce un'atmosfera davvero d'altri tempi. Il forte però è rappresentato dagli spettacoli di tango. Sotto il piano del bar infatti ci sono delle specie di tavernette con tanto di palco sul quale una orchestrina: pianoforte, viola, contrabbasso e fisarmonica suona dal vivo una serie di pezzi storici del repertorio di Tango argentino. Ovviamente rovano spazio abili ballerini ed un cantante, per dare vita ad un'ora di piacevole spettacolo con qualche escurione comica. Tenendo poi conto che alla fine in scena ci sono una decina di persone la cifra pagata (120 Pesos) è davvero ridicola. E' bene però prenotare, ma il Biancessi lo sapeva... e si è fatto presto. La prima ustionante domenica a Buenos Aires è terminata.

Diario di un argentino a tempo determinato - Milan Juve oltreoceano

Sabato di grande attesa in Italia per il match scudetto tra Milan e Juve, e da buon Juventino non poteva che esserlo pure per me, anche se dall'altra parte del mondo. Devo dire che seguire una partita notturna in un pieno e caldo pomeriggio estivo ricrea più un'atmosfera da campionato del mondo che da partita di serie A, in ogni caso mi so adattare benissimo. Quindi, Quilmes gelata impugno mi accingo ad assistere all'incontro sulle onde della diretta mondiale di Rai international (W la mamma RAI). Che bello, poi, un match con un pò tutto, un gol fantasma, uno in fuorigioco, colpi bassi. Semplicemente fantascico, specie se si considera poi che abbiamo pareggiato quando ormai i rossoneri assaporavamo già la vittoria. Splendidio, davvero. Anche perchè i social-network, sono in grado di fornirti l'effetto discussione da bar praticamente a nastro continuo, cosa da non sottovalutare per chi, come me, avesse qualche scomodità a trovarsi un bar italiano pieno di tifosi italiani. Ma se è vero che non di solo calcio vive l'uomo, opinabile, ecco che i problemi veri ed importanti della vita emergono: il bucato. Lo so, uno a 35 anni suonati dovrebbe sapere come si fa una lavatrice, ma non io evidentemente... Dunque dopo mille suggerimenti e raccomandazioni, divido, bianco e colorato etc... Mi accingo ad entrare alla sala dove stanno le lavatrici e, sopresa, prendono solo monete da 1 peso. Praticamente introvabili. Così con el bueno Biancesi, facciamo la colletta, fruga di quà e di là... Alla fine raccimoliamo più o meno la cifra e riusciamo a fare la benedetta macchinata. Mamma mia che fatica, manco li avessi lavati a mano. Serata infine dedicata al cinema. Lo so vi stupirete del fatto che dopo nemmeno una settimana di vita in Argentina e senza pregresse conoscienze di spagnolo io vada al cinema nel pieno centro di Buenos Aires. Eppure non ci crederete ma non mi è sfuggita una sola battuta ho capito proprio tutto! Il titolo? Ehm... "El Artista".

Diario di un argentino a tempo determinato - L'ultima de El Piso

Oggi è un giorno triste perchè perdiamo El Piso all'anagrafe Valerio, un pugliese trapiantato, che novità, a Milano che con la sola parola "bordèèèèèllo" è in grado di rappresentare con dovizia il progetto a cui stiamo partecipando. Domani infatti ritorna in Italia dove continuerà seguire il progetto. Per festeggiarlo in maniera opportuna andiamo ad una specie di "all you can eat" a Puerto Madeiro chiamato "Siga la vaca". Il nome non indica l'atto di affettare la vacca magari con una sega, "sigar" infatti sta per seguire e noi sta vacca la seguiamo sperando naturalmente che qualcosa accada... Il locale non è niente di particolare, di recente fabbricazione, in pratica spendendo una cifra intorno ai 120 pesos puoi mangiare quello che ti pare tra un buffet freddo ed una griglia dove un paio di addetti ti arrostiscono la carne che vuoi sul momento. Si mangia abbastanza bene, e soprattutto puoi sfondarti alla grande se lo desideri, ma alla fine non è proprio nulla di particolare. Ma dicevamo de El Piso, che prima di andarsene ovviamente mi rifila un serie di cose che lui ha comprato ma poi non usato e che giaceranno con tutta propabilità nella mia cucina fino a che non me ne andrò. Dice di essere felice di tornare in Italia, ma preferisco credergli moderatamente, in fondo tutta sta volgia non gliela si legge in volto. Comunque lui ci sta da da più di un mese, e dunque è comprensibile, specie poi con un matrimonio incombente di essere un pò impazienti di tornare. Ma, chi sa che tra qualche settimana non ci ripensi... sull'Argentina ovviamente.

Diario di un argentino a tempo determinato - Ma la farnesina?

E' un mercoledì tragico in argentina: causa un guasto ai freni, onestamente non ho capito benissimo dato il pessimo spagnolo un treno nella stazione di Once è arrivato lungo al capolinea e si è praticamente accartocciato facendo 50 morti. Brutta storia, anche perchè era un treno di pendolari diretti nella metropoli per lavorare. Io che mi sono sempre lamentato delle nord ho visto in televisione dei servizi raccapriccianti sulla situazione dei pendolari qui a Baires, tali da farmi ricredere anche sulle tanto maledette nord. Quello che però mi aspettavo, era, da cittadino italiano a Buenos Aires, una chiamata o un contatto dalla Farnesina per sincerarsi almeno che fossi vivo... O sbaglio? Un messaggino? Una mail? Ok, va bene, non conto una mazza, ma almeno gli amici? I parenti? Mah si qualcuno si è fatto vivo ma mi aspettavo una caterba di messaggi e di gente preoccupata. Fortuna che non prendo treni qui...

Diario di un argentino a tempo determinato - Jimena, e il suo italiano

Martedì, ma è ancora festa per l'argentina (l'ultimo dei giorni legati al carnavale), così un'altra giornata di lavoro pressochè solitaria con El Piso e Biancesi. A cena andiamo ad un noto locale italiano di Baires di nome Piola. Jimena, una ragazza del posto dice che ci vanno sempre anche i tipi dell'ambasciata italiania. Jimena è amica di una collega e conosciuta la settimana prima del mio arrivo (dai due conterranei) ad una serata in cui El Piso, più o meno proditoriamente non sta a me dirlo, si è scordato una caffetteria di una quarta collega. Ok già così è abbastanza complicato, quindi vi risparmio il dettaglio che ora la caffettiera ce l'abbia io. Ma dicevamo di Jimena, parla un perfetto italiano è molto graziosa e simpatica, e, dice lei, è solamente un anno che lo studia. Complimenti. Vuole venire in Italia a vivere, perchè a Buenos Aires non si sente sicura è gia stata rapinata più volte e le si legge negli occhi una voglia di lasciarsi alle spalle qualcosa che forse non le appartiene più fino in fondo. La cena purtroppo, malgrado la compagnia, non è che isa un granchè: il cibo è italiano, si, ma molto alla lontana e il rapporto qualità prezzo non è un granchè. Come al solito l'italiano all'estero è troppo esigente... oppure no?

Diario di un argentino a tempo determinato - El bife de charriso

Lunedì. Ma non un lunedì qualunque: il primo giorno in un ufficio tutto nuovo dove, salvo gli 'sventurati' due italiani non conosco nessuno. Quindi: conosci un sacco di gente, ti presenti, cerchi di farti conoscere, cominci a lavorarci insieme... Niente di tutto questo. L'ufficio come le strade sono deserte: non c'è praticamente nessuno. Questa settimana è carnevale, e dunque per una non meglio identificata ragione cultural soggettiva il lunedì e il martedì è festa. Di conseguenza, negozi chiusi, ristoranti e bar chiusi, uffici chiusi. O perlomeno non proprio chiusi, socchiusi si dovrebbe dire. Infatti per entrate nell'edificio di Accenture in Avenue de Cordoba, occorre passare da una porticina della altezza di poco più di un metro e della larghezza di poco più di mezzometro. Già perchè una delle usanze del posto è avere una porticina di quella grandezza in tutte le saracinesce. A cosa sia effettivamente utile poi, sarebbe interessante capirlo. Naturalemente qualora lo scopra ve ne farò notizia. L'ufficio è un'open space tristemente simile a quelli italiani, con l'unica differenza che l'aria condizionata avvicina molto di più la temperatura al polo nord, anzi al sud che è più vicino, che non a temperature estive. Dopo una giornata di lavoro, a dir la verità non molto produttiva, probabilmente il viaggio e il fuso (per quanto poco cosa) mi hanno un pò scombussolato. Viene finalmente l'ora di cena: l'ora della carne! Andiamo in un locale molto carino "La Cholita" che, cosa davvero originale, dà dei pastelli a cera per disegnare sopra la tovaglia. Il posto è carino e soprattutto si mangia dell'ottima carne: "il bife di charriso" che mi mangio è dimensioni sovrumane: spettacolo! Insomma antipasto a base di empanadas, bisteccazza, birra, per un corrispettivo intorno ai 13€ più o meno. Praticamente il paradiso. :)

Diario di un argentino a tempo determinato - La Partenza

Devo dire che 13 ore di aereo sono davvero impegnative. A volte ti sembra che il viaggio possa non terminare mai: quella dannata icona di aereo dovrebbe essere cambiata in un lumaca per dare un minimo l'idea della cosa. Per di più, ho sempre creduto che dal Brasile all'Argentina il passo fosse breve: beh, non è così, credetemi! Fortunamente, l'e-ticket di Alitalia (o la CAI, in ogni caso la Good Company, quella cui i vecchi debiti stiamo pagando tutti) mi ha consentito di trovare posto in una fila proprio davanti all'uscita di sicurezza, ma anche da parte ai cessi... Inutile raccontare della fila interminabile si venga a creare in taluni momenti dinanzi ai bagni in un volo intercontinentale. Ma dicevamo del posto, bene, alla mia destra lato finestrino un italiano sulla sessantina, o almeno lo parlava perfettamente, persona riservata, non rumorosa, non invadente ma con un neo: neanche il tempo del rullaggio e si toglie le scarpe. Ok, ammetto che non puzzavano, ma avessero fatto tutti in quel modo, il boing in capo a qualche minuto sarebbe venuto ad assomigliare più ad una cantina di formaggi (queso) che non ad un volo internazione. Non vi ho ancora parlato però del tipo alla mia destra: 40-45 anni le uniche parole che gli ho sentito pronunciare erano "Red Wine" agli stewart. Non male, non c'è che dire. Soprattutto perchè poi, durante il viaggio si rivela essere un essere di natura ectoplasmica. Mi piego. Nel mezzo della notte troposferica mi volto e vedo il classico fantasma dei film solo che invece dell'altrettanto classico lenzuolo bianco vestiva la coperta verde dell'Alitalia. Allucinante. Evidentemente infastidito dalla luce di servizio della toilette il malcapitato pensava così di poter ricreare il buio al di sotto della copertina. Dopo una ventina di minuti di tentavi di questo tipo, evidentemente innervosito, provava quindi l'atto estremo: sedersi nel posto esattamente adiacente l'uscita di emergenza occupato dallo stewart alla partenza e, copertina sempre rigorosamente in testa, appoggiare la testa contro il portellone frammezzando il solo cuscinetto d'ordinanza. Scena raccapricciante, persino al mio scalzo compagno di posto scappa una risatina stile "questo è scemo". A Buenos Aires mi aspetta un tempo non certo ideale come comitato di accoglienza: piove e c'è un'umidità che si può tagliare con il coltello. L'autista che mi aspetta all'ingresso parla pochissimo italiano e per nulla inglese, ma alla fine ci si capisce ed arrivo quindi in uno scenario post-atomico in centro a Buenos Aires: non c'è quasi nessuno per strada. "E' domenica mattina" mi dice il tipo. "Beh come biasimarli" penso io. Dopo essere transitati difronte al congresso mi dice "E' pieno di ladri" indicandolo. E finalmente mi sento a casa! Arrivato al residence dove prendo allogoggio al 1234 di Avenue de Callao in piena Recoleta, mi trovo ad dover fare i conti ancora una volta con il mio disastroso spagnolo: infatti la tipa alla reception mi investe letteralmente di parole fino a che vedendo il mio occhio pallato si blocca ed io pronuncio un fantastico "Jo no ablo espaniol". Fortunatamente conosce abbastanza bene l'inglese e quindi ci si capisce. "Ah ma sei italiano! Io conosco un pò di italiano". "Bene" faccio io, "allora parliamo italiano?" Stavolta l'occhio pallato è il suo! Si conclude parlando in inglese. L'appartamento è carino se si fa eccezione al fatto che non ci sia un vero tavolo in cucina ma solo un tavolinetto, basso, da salotto. Non di certo il massimo se si vuole mangiare qualcosa. Per il resto è pulito, il simil-parquet dà persino il giusto calore, sempre ammesso che con il 90% di umidità serva del calore. Giusto il tempo di sistemare il bagaglio e mi fiondo nel mezzogiorno sonnecchiante della domenica Argentina, percorrendo il mercatino tipico di San Telmo in cerca di una borsa per la futura moglie del collega Pisani. Dio solo sa quanto odi i mercatini, ma certamente l'atmosfera festaiola ed estiva hanno il sopravvento sulla mia indolenzita voglia di stare all'aperto. Per di più un'improvvisato chiosco vende salcicce e bistecche fatte alla brace al momento. Come potervi resistere... Percorrendo tutta la via, in un delirio di bancarelle con cianfrusaglie di ogni genere: dal pellame agli adattori elettrici (le spine italiane qui non centrano nulla) discendiamo poi verso Puerto Madeiro un'ex zona portuale totalmente riconvertita all'edilizia civile di un certo livello ed al turismo. La passeggiata è carina per quanto l'acqua sia di colore marrone e molto vicina al colore del latte con il Nesquick. Per finire arriviamo in via Florida, nota zona di shopping, dove finalmente Pisani trova 'sta borsa maledetta. Nel complesso il primo giro per Buenos Aires, è gradevole ed anche un pò stancante a dire il vero. Tornato in alloggio, dopo essermi dedicato ad un ora di ciclette e sauna con il buon Bianchessi, non resta che preparsi per la cena, non fosse che per un piccolo particolare: il Frigo non funziona e così acqua e latte appositamente comperati al negozietto vicino casa non sembrano poter passare facilmente la notte. Un breve controllo mi permette di individuare la causa: praticamente l'interno è ricoperto di ghiaccio, con tutta probabilità sarà stato sbrinato l'ultima volta prima delle profezie dei Maya. Che fare dunque? Beh che domande: lo sbrino! Così armato solo di coltello e pentola d'acqua bollente inizio l'opera di rimozione della calotta polare dall'interno dell'elettrodomestico ed, in capo ad un ora il frigo è finalmente tornato agli antichi splendori. Stanco ma assai soddisfatto posso dunque dedicarmi a doccia e cena. Finalmente carne argentina! Non proprio in effetti: grazie infatti alla lungimirante mossa del Pisani che non aveva intenzione di mangiare la classica bisteccazza argentina mi ritrovo di fronte una terrina di media grandezza con dei bocconcini di carne immersi sotto una specie di purea di patate. Gustoso a dir poco. Forse un pò troppo caldo come piatto per il periodo estivo, ma di certo assai soddisfacente. Il tempo di svuotare un paio di Quilmes e la stanchezza si impadronisce di me. Il primo giorno da argentino finisce come me lo immaginavo.