Beren.it

All that you can leave behind

Destino cinico e...

Io non credo minimamente al destino. penso che sia solo un comodo capro espiatorio. Non parla, non si vede, lo conoscono tutti e soprattutto non si può difendere. E' una sorta di catalizzatore delle nostre sciocchezze e delle nostre debolezze, un conoscente sicuro che possa fare da palo ai nostri colpi senza che poi ci possa mai tradire. Ho sempre ritenuto le persone in primis fautrici dei propri successi e fallimenti, dei propri errori e delle proprie mancanze. 

Beh devo dire però che la concatenzazione di eventi avvenuta nelle ultime settimane mi ha fatto rivedere un po' questo mio assunto. Ciò che mi ha davvero sconvolto è che sembra più una fiction che la mia vita... Certo che sulla, quasi soglia dei 40 scoprire che forse c'è davvero un destino è inquitante. Già, perchè se davvero c'è questo dannato destino, allora vuol dire che è quello che sto vivendo o semplicemente è quello che mi ritrovo perchè ottusamente gli combatto contro ogni giorno? Crisi di mezza età in progress...

Blade programmer

Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare

Senior Manager di multinazionli strapagate che chiedono l'amicizia su facebook 

a degli sviluppatori solo per potergli chiedere di venire a lavorare nel bel mezzo della notte.

 

Deploy in fiamme 

abbandonati senza che nessuno li segua prima dell'UAT.

 

Carcasse di programmatori offshore ammassate agli angoli delle GDN

con il solo intento di fare carne da macello e senza alcun costrutto.

 

E tutti quei momenti NON andranno perduti nel tempo

come lacrime nella pioggia...

L'esame

300, anzi 306 di colesterolo... (silenzio) e domanda spontanea "ma che cazzi ti mangi?". Dover fare i conti con questi problemi mi invecchia, mi intristisce, mi scoccia. Sarà che per un po' dovrò rinunciare al formaggio, al fritto e a tutta una serie di altre schifezze dalla bontà nemmeno lontanamente misurabile. Sarà che semplicemente è un altro campanello che mi avvisa che la deadline (mai nome più azzeccato) si avvicina. Che la data di scadenza che mi devono aver stampato da qualche parte, presumibilmente dove non batte il sole, non è poi così remota e dopo tutto il "consumarsi preferibilmente entro..." dovrebbe diventare più un accorato suggerimento che un semplice consiglio da scatolame. "Che ci fa qui lei così giovane?" mi dice il medico (o la medica forse, chiedete alla Boldrini) all'ingresso per l'esame. Sorrido, senza dire altro, "sai non avevo un cazzo da fare...". "Niente placche". Bene, penso. "Quindi è positivo?" domando per sincerarmi. "Si, si torni fra 18-21 mesi per un controllo". Ok, ma per allora evitiamo la domanda del così giovane... penso.

Tempesta

Sei arrivata con la brezza da sud

con nuvole cariche d'energia

nere, intense, elettriche 

foriere di buio e magia

 

Hai riempito l'aria e la strada

hai squassato alberi e finestre

scrostato gli intonaci più vecchi

rinfrescrato le più alte creste

 

Follia, in una parola, follia

quello che sei e quello che mi generi

senza esitazioni e senza ragione

sbalordito ed ormai senza poteri 

 

Abbandonarmi a te è il destino

senza più equilibrio e controllo

respiro la tua corrente ad occhi spenti

mi abbandono al decollo

 

Portami via e non posarmi mai più

non ho bisogno di legami

non voglio più sprecare il tempo

stando senza le tue mani

 

 

Cronache dal Neocarbonifero. Italia sommersa 2027-2701

Mi sono imbattuto in questo titolo del panorama fantascientifico nostrano quasi per sbaglio: cercavo un qualcosa che fosse sfizioso e mi è subito balzato all'occhio. La copertina con una torre di Pisa semi-sommersa fa in dubbiamente effetto e l'idea è certo buona. E' un'antologia di racconti ambientati nel futuro prossimo e non, della penisola sullo sfondo di uno scenario apocalittico innescato dall'esplosione di un sottomarino nucleare sopra la faglia di Sant'Andrea. Questo episodio come causa scatenante di una catastrofe climatica che spingerà l'Italia, in virtù del riscaldamento globale appunto, a divenire una terra con clima subtropicale e per larga parte sommersa vivendo una sorta di Neocarbonifero (appunto). Dicevo che l'idea è buona e, se vista con gli occhi degli autori raggiunge livelli di visionarietà inquietanti. Basti pensare che l'idea nasce più di ventanni fa, in un contesto ed una consapevolezza dei cambiamenti climatici ben differente, e si va via via arricchendo nel corso degli anni fino a riuscir a vedere la luce solo l'anno passato. 

Ci troviamo così di fronte a situazioni del tutto inimmaginabili: Bergamo maggior mercato del pesce di tutto il nord d'Italia, l'unità del paese spezzata con un qausi ritorno alle signorie prerisorgimentali... Quello che ho trovato interessante è come ognuno degli autori ha cercato di contestualizzare il proprio racconto in base alla regione da cui viene o vive fornendo un caleidoscopio di situazioni che poi vengono a comporre un quadro tuttaltro che disomomogeneo. Un esperimento interessante che ha il solo neo, dovendo mettere assieme molti autori con stili e modalità narrative anche parecchio differenti, di mancare a volte di ritmo e quindi di sembrare un po' macchinoso alla lettura. Resta il fatto che una contestualizzazione sul territorio così come è fatta in questo libro è certamente un punto di vista originale e stimolante.

Secondo Servizio

Ammetto di essermi domandato più volte nelle due settimane trascorse dal primo servizio se fosse stata una scelta infelice quella della naso rosso. O semplicemente azzardata. Troppo stressante emotivamente il primo servizio, e soprattutto, davvero troppo pochi i sorrisi dispensati. Come spesso accade in questi casi la risposta migliore è stata risalire in sella al più presto e provare a non farsi troppo spaventare dalle mille emozioni della prima esperienza.
Ritrovo Paperetta. In un mondo pieno di incertezze non è male poter contare su qualche punto fermo, e a completare il gruppo ci sono Salserina (neo claunina come me) e Cuccy. La ricerca dell'ospedale di Saronno è complicata, ma agevolata dallo starnazzare del navigatore. Bene per la puntualità un po' meno per i miei nervi formato sabato mattina. Dopo una veloce colazione passiamo all'azione e, devo dire cambiarsi in un ufficetto di pochi metri forse da una mano all'atmosfera informale certamente serve a stemperare l'attesa. Foto di rito e siamo in corsia.

Mah... ci sono pochi bimbi! "Peccato" penso d'istinto... ma come peccato? Dovrei essere contento vuol dire che pochi bambini non stanno bene, eppure... Davvero strano questo pensiero. Vabbè lo derubrico a semplice svarione geriatrico e proseguo. Facciamo subito conoscenza di Leone e Bea. Leone, ma nome fu più azzeccato, è un vero e proprio uragano. Salta, sbraita, si dimena... insomma un vero Leone in gabbia. Quando ci vede, ci chiede immediatamente di Uzzo (quello che fa le puzzette), di Manolito, di Centotasche. Siamo a casa. Che bello. Già... non fosse che il malcapitato Bass8 già con congeniti problemi nella sottile arte dei palloncini si ritrova con il compito di realizzare un Tirannosauro!!! Ora, è gia difficile, la spada, ma un Tirannosauro... Spinto da Cuccy (che mi chiama Procolo...) mi cimento in una serie di evoluzioni ed alla fine... TA-DAAAA un Tirannosauro. OK daccordo, ci vuole un po' di fantasia, ma persino Leone sembra stupito. SIIIIIIIIIII!
Terminato lo show con Leone e Bea ci muoviamo nelle altre stanze dove troviamo Maddy. Visino triste, occhi impauriti... Proviamo in vari modi, magia, giochi vari ma la piccola sembra sempre assente. Alla fine l'intuizione: un telecomando e Bass8 (o Procolo tanto ormai per Cuccy mi chiamo così) si muove a comando frantumandosi all'occorrenza contro il muro. Meglio. Addirittura la sentiamo ridere dalla'ltra stanza appena usciti... Da restare a bocca aperta.

Il secondo servizio è stato fantastico, esplosivo, rigenerante, entusiasmante... La cosa incredibile è che non riesco bene a dire che cosa sia stato all'origine di tanta differenza tra il primo ed il secondo servizio. Si la tensione ok... Ma, forse ripensandoci bene, ricordo perfettamente tutti i nomi ed i volti dei bambini, mentre del primo praticamente zero. Forse la differenza sta proprio lì. Ero troppo concentrato su me stesso e poco sugli altri. Forse. Non vedo l'ora di confutare o claunare.

Il primo naso rosso

Il buzzer della sveglia ronza ed all'istante gli occhi mi si spalancano. No, non è una giornata come tante. E' una giornata unica, come solo le prime volte lo sanno essere. Mi catapulto fuori dal letto. E' buio. Guardo fuori dalla finestra ed ho la conferma: è Ottobre! Una coltre di nuvole/nebbia ricopre quasi tutto. Repice (Ciotti per i più anzianelli) direbbe che non ci sono le condizioni ideali per giocare, ma non è una partita ciò che mi aspetta è molto di più. Doccia, colazione e via a ricontrollare tutto per la centesima volta... Per paura di fare tardi mi sono alzato con largo anticipo ed ora la tensione è ancora più pressante. Fortunatamente Kronos è clemente e l'ora dell'appuntamento si avvicina.

Al bar dinanzi all'ospedale c'è gia Batti 5 e, frazione di qualche secondo arriva anche Paperetta. Ma dov'è Flappy? Ok solo un misunderstanding: è dall'altro lato dell'ospedale. Attesa ed ancora attesa... Ma ormai ci siamo: finalmente insieme, finalmente pronti!

Il turno comincia in sala d'attesa e qualcosa mi blocca: non riesco a varcare la soglia. Con un passo cambia tutto, troppo in fretta, troppo facile. Troppo. Sono davvero terrorizzato, un qualcosa che non provavo da tempo. Anni. Qualcosa sempre più difficile da sperimentare quando si cresce, avvolti dalle proprie cose, da ciò che ci scegliamo oculatamente intorno: amici, luoghi, situazioni.
Qui invece la sensazione di essere fuori posto, di essere inutile, addirittura "di più", è forte e mi attanaglia rendendomi di legno. Batti 5 e Paperetta invece con dimestichezza e grande cura rompono il ghiaccio: di colpo mi accorgo degli occhi delle persone in attesa. Ci accolgono. Ci SORRIDONO. Più ancora i genitori che non i bambini sembrano aver bisogno di noi per evadere per rompere il clima plumbeo dato dalla combinazione ospedale+mattina grigia.
Mi sciolgo un pochino, muovo qualche passo e provo a gettarmi nel mare in cui con grande naturalezza Batti 5 e Paperetta sguazzano e in cui anche Flappy sembra essere più a suo agio. Tentenno, ci provo, mi butto.

La sala d'attesa è solo l'inizio del viaggio. Ciò che ci attende ora è la sala giochi, dove una serie di bambini (se malati sono così frenetici non oso pensare cosa combinino da sani) sono alle prese con giochi di varia natura. Daccapo. Bloccato. Un'altra volta. Mi sembra di essere tornato indietro di 30anni. Bambino tra i bambini. "Posso giocare con voi?". Allora il peggio che ti poteva capitare era "No mi sei 'ntipatico". Ma oggi? Possibile che uno grande e grosso come Bass8 possa aver paura di una cosa simile? Possibile che basti così poco? Forse si, forse le paure che da adulto nascondi negli angoli più remoti della memoria, se ti metti il naso rosso e ti spogli di tutto il resto potrebbero riemergere. Cervellotico. Forse... ma terribilmente reale. Fortuna che loro non se ne curano "ci sono i PAGLIACCI" e ci coinvolgono in una serie di giochi non meglio definiti a mezzo tra chi cucina formaggi, chi dipinge, chi vende mercanzie variopinte. Pieno di entusiasmo mi produco nella realizzazione di alcune sculture palloncinesche e dopo diversi tentativi la SPADA finalmente è delle fattezze sperate... quasi. "Ma non è una spada!". E' già che ti aspettavi? Però giusto così perchè ci posso riprovare e riuscire a fare di meglio. Anche perchè di peggio...
Così tra un palloncino scoppiato e qualche gag nel cercarli si passa al terzo scoglio.

Le camere rappresentano l'ultima frontiera dell'intimità delle persone. In ogni accezione. In camera ci si dorme è il posto dove risultiamo più indifesi. Con una delicatezza davvero eterea navighiamo tra una stanza ed un'altra. E' l'impatto la parte più difficile. Se ti fanno entrare significa che siamo già ad un buon punto. Troviamo una serie di faBiglie come ce ne sono ovunque... come le nostre. E' facile ritrovare nelle persone che ci guardano, qualcosa di noi e qualcosa delle persone che ci vogliono bene. E proprio per quello la sintonia si trova facilmente, un indovinello, una barzelletta, un gioco di magia. La barca è la stessa c'è chi rema, chi ci prova ma non ci riesce e chi non può farlo.

E' solo l'inizio, ma promette di essere un'esperienza di grande valore. Lo scopriremo solo claunando.

Canzone di una cometa

Dal freddo vengo

Al buio sono diretto

La mia scia è la condanna

La meta la sua esecuzione

 

La nuvola che mi copre

È una fredda coperta

Che serve solo a schermarmi

Dal nulla e dal niente

 

Ma ne tempo, ne spazio

Governano i tuoi astri

Ne freddo, ne buio

Possono eclissarli

 

La loro verde luce

È sorgente di speranza

Disintegra la nostra distanza

Irride la nostra natura

 

Vorrei cambiar il mio destino

Virare intorno ad essa

Farmi attirare al centro

Di tale e tanta perfezione

 

Non c’è distanza così colmabile

Non c’è destino più segnato

Vorrei correre ma non ho gambe

Vorrei volare ma non ali

 

Dal freddo vengo

Al buio sono diretto

La scia è il futuro

 

Ignoto e inerte e disperato

Il Divo Giulio

Di Giulio Andreotti si può dire molto, probabilmente senza aggiungere molto a ciò che è stato detto e scritto da un po' tutti negli ultimi sessantanni. Santo, mafioso, massone... se ne sono sentite un pò di tutti i colori su suo conto (qualcuna anche previo sentenza di tribunale) e su queste cose onestamente non credo di poter dare il mio contributo. Fa però riflettere come lui più di altri ha rappresentato la politica per chi bamboccio cercava di capire che cosa fosse la DC, il pentapartito, il PC etc... Tutte cose che sembrano di un millennio fa. Certo allora i politici si guardavano con molta più riverenza e rispetto, forse a torto, ma del resto erano comunque considerati, se non altro da larghi settori della società, persone ripettabili e comunque degne di cimentersi nel scecolare gioco della politica. Dopotutto in un'Italia in cui finalmente la stragrande maggioranza dei ragazzi cominciavano le scuole superiori, una classe politica composta da persone laureate o comunque con un erudizione ed un background superiore alla media, ottenevano quasi automaticamente il rispetto o quanto meno il beneficio del dubbio nell'interlocutore. Così stride pensare a quell'epoca, pur non avar di misfatti e ruberie, con questa in cui la bilancia si è invertita e in cui in un paese in cui i laureati devono andare a cercare lavoro nei call center capita che ci siano ministri con semplici dimplomi superiori e, per di più, senza alcun background specifico. Inorridisco nel ricordo delle tribune politiche che infestavano i palinsesti delle televisioni sotto le elezioni. Allora la politica aveva il suo ruolo, il suo campo di gioco prefissato, il parlamento e gli sconfinamenti televisivi dovevano mantenere lo stesso rigore e la stessa forma, asettica e lineare. Poi ad un certo punto, ventanni fa cambiò tutto, fecero ingresso nuove regole (o forse la semplice rimozione delle esistenti) ed assieme al colore nelle tribune politiche trasformatesi nel corso di un lungo processo in talk show in cui si parla di tutto e di niente entrarono un pò tutti comici, veline, sportivi tuttologi di ogni razza e tipo. Da monocromatica la politica diventò un arcobaleno di colori di persone e di caciara.

L'unica cosa che si sono scordati sono le ideologie. Giuste o sbagliate esse siano, un vero politico a mio avviso non dovrebbe mai esserne sprovvisto... e risultati sono quelli che ci teniamo ora. RIP.

Manila

Il facchino mi agguanta nella Hall e non mi da nemmeno il tempo di fiatare "Are you leaving? Airport?". Ha già le valigie in mano, entrambe, e con la mano rimasta libera (ma quante ne ha?) ha già chiamato l'ascensore. Mi accompagna fino in strada e ferma uno dei pochi taxi che passano innanzi all'hotel. Oggi è giovedì santo e Manila è festa, così come il venerdì. Così l'immenso Mall stracolmo di negozi di ogni multinazionale esistente sulla terra è chiuso, come un pò tutti i negozi. Incredibile per Makati, la zona super business di Manila in cui ho vissuto in queste tre settimane da Manilota. Gli unici che sembrano lavorare oggi sembrano gli operai addetti al manto stradale che in una temperatura indecente (ci saranno almeno 30 gradi all'ombra) operano sfruttando l'artificiale calma del giorno di festa. Una volta "caricato" in macchina uno degli usceri dell'hotel si fa dare l'id dall'autista del taxi. "Why did they asked for your ID?" dico all'autista che con un sorriso tipo tastiera da pianoforte biasciachica in uno stentatissimo inglese "for security". "I don't think is needed" gli dico sorridente, infondo in tre settimane non ho mai avuto alcun problema, "No no" risponde lui. Strano ma in questo breve lasso di tempo forse solo tra i taxisti ho trovato un inglese zoppicante. L'inglese qui è normale, anche se spesso veloce e a voce bassa, il che unito alla mia scarsa padronanza dello stesso mi porta spesso a fare l'espressione dello storno con l'espressione di chi non ha capito una mazza. Mentre mi riaccompagna verso l'areoporto di Manila nel traffico singolarmente inesistente della capitale filippina, mi chiede da dove vengo e quando gli rispondo che vengo dall'Italia si affretta a dirmi che un cugino vive là. Un secondo dopo il cugino ha un marito italiano, al che capisco che è una cugina. Sia lodato il signore. Mi chiede se l'Italia sia in Europa... Ovvio. Anche il Canada? mi dice. No forse la geografia non è il suo forte ma ci si capisce. E il Vaticano? Si il Vaticano è inItalia ma è davvero complicato spiegargli le modalità che i patti lateransi hanno concepito, quindi alla fine glisso su un ragionamento che francamente dubito possa aver compreso. Sorridente, mi chiede cosa ci faccia lì e se mi piacciano le Filippine. Si le filippine mi piaciono, anzitutto per la temperatura, per la gentilezza delle persone, e poi per quanto è verde e rigogliosa la vegetazione... ma il lavoro mi ha fatto davvero apprezzare ben poco di quest'isola tropicale nel pacifico. Del resto però non si può certo parlare di chissà quali bellezze artistiche o storiche, se si tolgono qualche chiesa costruita dagli spagnoli nel 500 e poco altro.

Così finisce come sempre quando rientro in Italia: non vedo l'ora. Dopotutto chi può vantare tutto quello che abbiamo noi? Arte, cultura, storia, cucina, calcio, mafia, malgoverno... Alla fine il bel paese è qualcosa che ho nel sangue e che non posso scrollarmi di dosso. E' casa mia. E uno in genere di casa ne ha una e una sola degna di quel nome. A volte ti capita di sentirti "come" a casa, ma non è certamente la stessa cosa.

Il taxista mi ridesta da questa sorta di sogno ad occhi aperti e il tempo di pagare i 160 pesos (maledizione all'andata come ho fatto a pagarne 1800?) mi ritrovo già nell'area checkin in largo anticipo in attesa del volo per Milano. Sarà una lunga attesa ma il grande schermo che proietta l'ennesima partita NBA mi ricorda che dopotutto anche l'Italia non è poi sempre il massimo per tutto. Del resto molto spesso le cose che ti piacciono non le scegli tu.