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All that you can leave behind

Diario di un argentino a tempo determinato - L'ultima de El Piso

Oggi è un giorno triste perchè perdiamo El Piso all'anagrafe Valerio, un pugliese trapiantato, che novità, a Milano che con la sola parola "bordèèèèèllo" è in grado di rappresentare con dovizia il progetto a cui stiamo partecipando. Domani infatti ritorna in Italia dove continuerà seguire il progetto. Per festeggiarlo in maniera opportuna andiamo ad una specie di "all you can eat" a Puerto Madeiro chiamato "Siga la vaca". Il nome non indica l'atto di affettare la vacca magari con una sega, "sigar" infatti sta per seguire e noi sta vacca la seguiamo sperando naturalmente che qualcosa accada... Il locale non è niente di particolare, di recente fabbricazione, in pratica spendendo una cifra intorno ai 120 pesos puoi mangiare quello che ti pare tra un buffet freddo ed una griglia dove un paio di addetti ti arrostiscono la carne che vuoi sul momento. Si mangia abbastanza bene, e soprattutto puoi sfondarti alla grande se lo desideri, ma alla fine non è proprio nulla di particolare. Ma dicevamo de El Piso, che prima di andarsene ovviamente mi rifila un serie di cose che lui ha comprato ma poi non usato e che giaceranno con tutta propabilità nella mia cucina fino a che non me ne andrò. Dice di essere felice di tornare in Italia, ma preferisco credergli moderatamente, in fondo tutta sta volgia non gliela si legge in volto. Comunque lui ci sta da da più di un mese, e dunque è comprensibile, specie poi con un matrimonio incombente di essere un pò impazienti di tornare. Ma, chi sa che tra qualche settimana non ci ripensi... sull'Argentina ovviamente.

Diario di un argentino a tempo determinato - Ma la farnesina?

E' un mercoledì tragico in argentina: causa un guasto ai freni, onestamente non ho capito benissimo dato il pessimo spagnolo un treno nella stazione di Once è arrivato lungo al capolinea e si è praticamente accartocciato facendo 50 morti. Brutta storia, anche perchè era un treno di pendolari diretti nella metropoli per lavorare. Io che mi sono sempre lamentato delle nord ho visto in televisione dei servizi raccapriccianti sulla situazione dei pendolari qui a Baires, tali da farmi ricredere anche sulle tanto maledette nord. Quello che però mi aspettavo, era, da cittadino italiano a Buenos Aires, una chiamata o un contatto dalla Farnesina per sincerarsi almeno che fossi vivo... O sbaglio? Un messaggino? Una mail? Ok, va bene, non conto una mazza, ma almeno gli amici? I parenti? Mah si qualcuno si è fatto vivo ma mi aspettavo una caterba di messaggi e di gente preoccupata. Fortuna che non prendo treni qui...

Diario di un argentino a tempo determinato - Jimena, e il suo italiano

Martedì, ma è ancora festa per l'argentina (l'ultimo dei giorni legati al carnavale), così un'altra giornata di lavoro pressochè solitaria con El Piso e Biancesi. A cena andiamo ad un noto locale italiano di Baires di nome Piola. Jimena, una ragazza del posto dice che ci vanno sempre anche i tipi dell'ambasciata italiania. Jimena è amica di una collega e conosciuta la settimana prima del mio arrivo (dai due conterranei) ad una serata in cui El Piso, più o meno proditoriamente non sta a me dirlo, si è scordato una caffetteria di una quarta collega. Ok già così è abbastanza complicato, quindi vi risparmio il dettaglio che ora la caffettiera ce l'abbia io. Ma dicevamo di Jimena, parla un perfetto italiano è molto graziosa e simpatica, e, dice lei, è solamente un anno che lo studia. Complimenti. Vuole venire in Italia a vivere, perchè a Buenos Aires non si sente sicura è gia stata rapinata più volte e le si legge negli occhi una voglia di lasciarsi alle spalle qualcosa che forse non le appartiene più fino in fondo. La cena purtroppo, malgrado la compagnia, non è che isa un granchè: il cibo è italiano, si, ma molto alla lontana e il rapporto qualità prezzo non è un granchè. Come al solito l'italiano all'estero è troppo esigente... oppure no?

Diario di un argentino a tempo determinato - El bife de charriso

Lunedì. Ma non un lunedì qualunque: il primo giorno in un ufficio tutto nuovo dove, salvo gli 'sventurati' due italiani non conosco nessuno. Quindi: conosci un sacco di gente, ti presenti, cerchi di farti conoscere, cominci a lavorarci insieme... Niente di tutto questo. L'ufficio come le strade sono deserte: non c'è praticamente nessuno. Questa settimana è carnevale, e dunque per una non meglio identificata ragione cultural soggettiva il lunedì e il martedì è festa. Di conseguenza, negozi chiusi, ristoranti e bar chiusi, uffici chiusi. O perlomeno non proprio chiusi, socchiusi si dovrebbe dire. Infatti per entrate nell'edificio di Accenture in Avenue de Cordoba, occorre passare da una porticina della altezza di poco più di un metro e della larghezza di poco più di mezzometro. Già perchè una delle usanze del posto è avere una porticina di quella grandezza in tutte le saracinesce. A cosa sia effettivamente utile poi, sarebbe interessante capirlo. Naturalemente qualora lo scopra ve ne farò notizia. L'ufficio è un'open space tristemente simile a quelli italiani, con l'unica differenza che l'aria condizionata avvicina molto di più la temperatura al polo nord, anzi al sud che è più vicino, che non a temperature estive. Dopo una giornata di lavoro, a dir la verità non molto produttiva, probabilmente il viaggio e il fuso (per quanto poco cosa) mi hanno un pò scombussolato. Viene finalmente l'ora di cena: l'ora della carne! Andiamo in un locale molto carino "La Cholita" che, cosa davvero originale, dà dei pastelli a cera per disegnare sopra la tovaglia. Il posto è carino e soprattutto si mangia dell'ottima carne: "il bife di charriso" che mi mangio è dimensioni sovrumane: spettacolo! Insomma antipasto a base di empanadas, bisteccazza, birra, per un corrispettivo intorno ai 13€ più o meno. Praticamente il paradiso. :)

Diario di un argentino a tempo determinato - La Partenza

Devo dire che 13 ore di aereo sono davvero impegnative. A volte ti sembra che il viaggio possa non terminare mai: quella dannata icona di aereo dovrebbe essere cambiata in un lumaca per dare un minimo l'idea della cosa. Per di più, ho sempre creduto che dal Brasile all'Argentina il passo fosse breve: beh, non è così, credetemi! Fortunamente, l'e-ticket di Alitalia (o la CAI, in ogni caso la Good Company, quella cui i vecchi debiti stiamo pagando tutti) mi ha consentito di trovare posto in una fila proprio davanti all'uscita di sicurezza, ma anche da parte ai cessi... Inutile raccontare della fila interminabile si venga a creare in taluni momenti dinanzi ai bagni in un volo intercontinentale. Ma dicevamo del posto, bene, alla mia destra lato finestrino un italiano sulla sessantina, o almeno lo parlava perfettamente, persona riservata, non rumorosa, non invadente ma con un neo: neanche il tempo del rullaggio e si toglie le scarpe. Ok, ammetto che non puzzavano, ma avessero fatto tutti in quel modo, il boing in capo a qualche minuto sarebbe venuto ad assomigliare più ad una cantina di formaggi (queso) che non ad un volo internazione. Non vi ho ancora parlato però del tipo alla mia destra: 40-45 anni le uniche parole che gli ho sentito pronunciare erano "Red Wine" agli stewart. Non male, non c'è che dire. Soprattutto perchè poi, durante il viaggio si rivela essere un essere di natura ectoplasmica. Mi piego. Nel mezzo della notte troposferica mi volto e vedo il classico fantasma dei film solo che invece dell'altrettanto classico lenzuolo bianco vestiva la coperta verde dell'Alitalia. Allucinante. Evidentemente infastidito dalla luce di servizio della toilette il malcapitato pensava così di poter ricreare il buio al di sotto della copertina. Dopo una ventina di minuti di tentavi di questo tipo, evidentemente innervosito, provava quindi l'atto estremo: sedersi nel posto esattamente adiacente l'uscita di emergenza occupato dallo stewart alla partenza e, copertina sempre rigorosamente in testa, appoggiare la testa contro il portellone frammezzando il solo cuscinetto d'ordinanza. Scena raccapricciante, persino al mio scalzo compagno di posto scappa una risatina stile "questo è scemo". A Buenos Aires mi aspetta un tempo non certo ideale come comitato di accoglienza: piove e c'è un'umidità che si può tagliare con il coltello. L'autista che mi aspetta all'ingresso parla pochissimo italiano e per nulla inglese, ma alla fine ci si capisce ed arrivo quindi in uno scenario post-atomico in centro a Buenos Aires: non c'è quasi nessuno per strada. "E' domenica mattina" mi dice il tipo. "Beh come biasimarli" penso io. Dopo essere transitati difronte al congresso mi dice "E' pieno di ladri" indicandolo. E finalmente mi sento a casa! Arrivato al residence dove prendo allogoggio al 1234 di Avenue de Callao in piena Recoleta, mi trovo ad dover fare i conti ancora una volta con il mio disastroso spagnolo: infatti la tipa alla reception mi investe letteralmente di parole fino a che vedendo il mio occhio pallato si blocca ed io pronuncio un fantastico "Jo no ablo espaniol". Fortunatamente conosce abbastanza bene l'inglese e quindi ci si capisce. "Ah ma sei italiano! Io conosco un pò di italiano". "Bene" faccio io, "allora parliamo italiano?" Stavolta l'occhio pallato è il suo! Si conclude parlando in inglese. L'appartamento è carino se si fa eccezione al fatto che non ci sia un vero tavolo in cucina ma solo un tavolinetto, basso, da salotto. Non di certo il massimo se si vuole mangiare qualcosa. Per il resto è pulito, il simil-parquet dà persino il giusto calore, sempre ammesso che con il 90% di umidità serva del calore. Giusto il tempo di sistemare il bagaglio e mi fiondo nel mezzogiorno sonnecchiante della domenica Argentina, percorrendo il mercatino tipico di San Telmo in cerca di una borsa per la futura moglie del collega Pisani. Dio solo sa quanto odi i mercatini, ma certamente l'atmosfera festaiola ed estiva hanno il sopravvento sulla mia indolenzita voglia di stare all'aperto. Per di più un'improvvisato chiosco vende salcicce e bistecche fatte alla brace al momento. Come potervi resistere... Percorrendo tutta la via, in un delirio di bancarelle con cianfrusaglie di ogni genere: dal pellame agli adattori elettrici (le spine italiane qui non centrano nulla) discendiamo poi verso Puerto Madeiro un'ex zona portuale totalmente riconvertita all'edilizia civile di un certo livello ed al turismo. La passeggiata è carina per quanto l'acqua sia di colore marrone e molto vicina al colore del latte con il Nesquick. Per finire arriviamo in via Florida, nota zona di shopping, dove finalmente Pisani trova 'sta borsa maledetta. Nel complesso il primo giro per Buenos Aires, è gradevole ed anche un pò stancante a dire il vero. Tornato in alloggio, dopo essermi dedicato ad un ora di ciclette e sauna con il buon Bianchessi, non resta che preparsi per la cena, non fosse che per un piccolo particolare: il Frigo non funziona e così acqua e latte appositamente comperati al negozietto vicino casa non sembrano poter passare facilmente la notte. Un breve controllo mi permette di individuare la causa: praticamente l'interno è ricoperto di ghiaccio, con tutta probabilità sarà stato sbrinato l'ultima volta prima delle profezie dei Maya. Che fare dunque? Beh che domande: lo sbrino! Così armato solo di coltello e pentola d'acqua bollente inizio l'opera di rimozione della calotta polare dall'interno dell'elettrodomestico ed, in capo ad un ora il frigo è finalmente tornato agli antichi splendori. Stanco ma assai soddisfatto posso dunque dedicarmi a doccia e cena. Finalmente carne argentina! Non proprio in effetti: grazie infatti alla lungimirante mossa del Pisani che non aveva intenzione di mangiare la classica bisteccazza argentina mi ritrovo di fronte una terrina di media grandezza con dei bocconcini di carne immersi sotto una specie di purea di patate. Gustoso a dir poco. Forse un pò troppo caldo come piatto per il periodo estivo, ma di certo assai soddisfacente. Il tempo di svuotare un paio di Quilmes e la stanchezza si impadronisce di me. Il primo giorno da argentino finisce come me lo immaginavo.

Epilogo 2011

Messaggio universale di fine 2011.

Due parole per chiudere un anno che non penso in tutta onestà ricorderò con molta nostalgia. Quasi tutte disattese le previsioni ed i propositi dell'anno che chiude i battenti tra poche ore. Questo anno sarà certamente ricordato per lo Spread e la crisi socio economica che ci ha investiti in pieno come un treno in corsa fa con una macchina in panne nel bel mezzo di un passaggio a livello. Io onestamente lo ricorderò anzitutto per il lavoro che ha preso il sopravvento ormai su gran parte della mia vita a scapito purtroppo di un po' tutto ciò che lavoro non proprio è. Certo ha comunque portato in dono una promozione ed un'esperienza ormai immininente in Argentina, ma il prossimo anno dovrà rispondere ad alcune domande anche su quel lato. Io certo lo ricorderò anche per i matrimoni: francamente ne ho perso il conto tra amici, colleghi ed ex... Non sarà anche questo un messaggio? Vedremo. Per il momento mi coccolo i prossimi sei mesi lavorativi, o l'idea che di essi ne ho in attesa poi di tastare con mano sul campo ciò che la realtà mi riserverà. Stiamo a vedere. 

Dynamic Data Entities - Customizzare le Foreign-Key

Personalizzare la visualizzazione delle Foreign Key nei Dynamic Data Entity

Oggi vediamo come customizzare il controllo delle Foreign-Key visualizzato per default nei Dynamic Data Entities. Questo controllo visualizza i dati di una tabella terza rispetto quella che si sta editando e che viene linkata tramite una chiave esterna (Foreign Key appunto). Dato che di default viene semplemente riempito con un field dell'entità scelto in base alla PK della stessa, non sempre può essere immediato da utilizzare. Quello che faremo è visualizzare un composizione di più campi invece che uno singolo ed ordinare gli elemento rispetto ad un field specifico.

1. Visualizzazione di un campo composto: la dropdown usata nel controllo della FK (Foreign Key) può essere customizzata sovrascrivendo la funzione ToString() con un metodo custom come ade esempio illustrato qui sotto:

[C#]

    [MetadataType(typeof(TB_SEASONMetadata))]
    public partial class TB_SEASON
    {         
         public override string ToString()
         {
             return NAME + DESCRIPTION;
         }
    }

 

2. Ordinare i valori nella DropDown: per ordinare rispetto ad un campo gli oggetti all'interno della dropdown di FK occorre usare il decoratore DisplayColumn specificando il nome del field-colonna su cui effetturare l'ordinamento in questa maniera:

[C#]

    [MetadataType(typeof(TB_SEASONMetadata))]
    [DisplayColumn("NAME","NAME", false)]
    public partial class TB_SEASON
    {         
         public override string ToString()
         {
             return NAME + DESCRIPTION;
         }
    }

 

In effetti resta la perplessità sul fatto che il primo parametro di tale decoratore sia un field che a tutti gli effetti poi non è utilizzato: in fatti nell'esempio il field NAME è stato specificato essere la DisplayColumn quando in realtà verrà comunque visualizzato l'override del ToString()... In ogni caso il secondo parametro che è la sortcolumn funziona correttamente e noi otteniamo il risultato sperato.

Good bye Mr Jobs!

è morto Steve Jobs

Ovviamente non mi addentro più di tanto nelle disquisizioni su quanto sia stato o meno geniale Jobs... Sono i numeri e la fama che oggi Apple nutre in tutto il mondo a soffermarla. Piuttosto la cosa che più di tutte mi ha affascinato di quest'uomo e della sua idea è quell'essere così lontano dalle forme universali, dall'essere per tutti. I suoi prodotti , una volta di nicchia, oggi di massa, si sono contraddistinti per un principio fondamentale diametralmente opposto a quello di libertà tanto cari all'america. I suoi prodotti vivono in mondo tutto loro dal quale praticamente non si può comunicare con l'esterno e viceversa. Un concetto ormai "outdated" per il concetto e il vivere moderno, ma che ha fatto di Apple un successo clamoroso. Inutile dire che non condivida questo modo di fare software/hardware esclusivo ed autoreferenziale, io sono tra quelli che pensano che senza Microsoft la diffusione del PC così come è ora non sarebbe stata possibile. Ma forse, in quest'ottica, la grandezza di Jobs è stata anche quella di cavalcare le differenze e le lacune degli altri per fare del suo prodotto un qualcosa di diverso ed in un certo qual senso unico.

Adesso che se ne è andato la sua eredità è un fardello pesante per la Apple, che presto o tardi dovrà fare i conti con il suo fantasma. Lui ormai è un mito! La rete lo ha già consacrato oggi con uno stillicidio di tag, post, tweet... 

Addio Steve.

L'ultima stagione?

Mi sono chiesto negli ultimi anni diverse volte quando sarebbe giunta l'ultima stagione cestistica della mia vita. Questa sembra decisamente assumerne i connotati. In primis l'infortunio al polso patito l'anno passato proprio in occasione dell'ultima gara dei playout si è rivelato doloroso e soprattutto difficile da riassorbire: in pratica mi trovo con un legamento della mano rotto o cmq fortemente lesionato (occorrerebbe una artroscopia per saperlo con certezza) e quindi a dover giocare con la mano destra in precarie condizioni di stabilità. La cosa è anche peggiore quando tiro visto che spezzare il polso fa parecchio male. Oltrettutto il nuovo corso del Borsano, dopo la partenza di coach Castiglioni, non sembra particolarmente convincente: la vecchia guardia è sempre più vecchia (sottoscritto compreso) e il folto plotone di giovani dell'anno passato oltre ad aver perso pezzi importanti quest'estate non sembra essere riuscito ad avere gli innesti giusti, almeno finora. Se poi a questo, si somma un buon innalzamento medio del livello delle contendenti del torneo di promozione, questo potrebbe rivelarsi davvero una stagione ancor più dura delle più pessime previsioni.

Ovviamente i verdetti verranno dal campo, ma per quelli c'è ancora un mesetto di tempo. In tanto questa sera si comincia con la prima vera uscita stagionale in quel di Fagnano, in un torneo che certamente si presenta come abbastanza fuori dalle nostre possibilità vista il cantiere ancora aperto. Non resta dunque che iniziare questa 18ma stagione senior di fila, sempre che il polso tanto maledetto non decida di mettere una parola fine al film ancor prima di quanto il regista stesso avesse potuto immaginare.

A Silvia

A Silvia

Dove sei finita?
Assorbita da grandi progetti
da santi propositi
da ambizioni fameliche.

Perchè ti inganni e mi mortifichi?
Perchè sacrifichi il tuo essere su altari pagani?
Solo ciò che non esiste non è davvero mai esistito
tutto il resto è solo coperto
pronto a tornare alla luce
al momento sbagliato.

Non c'è equilibrio che possa essere,
sacrificandone altri:
è artifizio, è finzione, è un trucco!

Il fucile della memoria
ti inchioderà per sempre nella trincea
che ti protegge contro tutto
tranne che te stessa.

Impotente, aspetto.
La tua unica certezza è nella mia silenziosa presenza.