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All that you can leave behind

La Passione

Buona Pasqua

Durante la settimana santa ormai derubricata a settimana semifestiva senza che, come spesso accade, si capisca più bene davvero la ragione per cui si fa festa, mi capita spesso di vedere nella vicenda ormai plurimillenaria di Gesù un pò anche la mia vita. Fatta di lavoro, di illusioni, di delusioni, croci e gioie. In fondo è un pò la storia di tutti, inutile negarlo. L'uomo della croce, per chi ci crede e per chi no, è in questa settimana certamente più vicino. Molto di più nella morte che nella risurrezione. Non so se si senta ancora la necessità di questo uomo, di questa "storia". Io credo che dopotutto lo si senta di più di quello che non lo si lasci a vedere.

Vedendo il film "La Passione" di Mazzacurati, c'è una scena in particolare che mi ha fatto particolarmente pensare, qualla in cui l'attore principale che doveva rappresentare Gesù viene sostituito e lui ne rimane stupito:

- "Ma hanno cominciato senza Gesù... senza di me?
- "In questo mondo nessuno è indispensabile. Anche Gesù può essere sostituito."
- "Già... E' vero..."
Buona Pasqua a tutti!

The Wall

The Wall con Roger Waters a Milano

Quando una settimana fa il mio amico Marco mi fa: "Ho un biglietto in più per The Wall ad Assago. Vuoi venire?",ho accettato subito senza però aver bene idea di quello che facevo. Cosa che mi è invece apparsa chiara dopo le prime note ed i fuochi d'artificio del primo pezzo. "The Wall", un concept album di quelli che ormai più nessuno fa, è davvero qualcosa di difficilmente descrivibile. In questi anni, di concerti ne ho visti davvero molti, ma l'attesa, la partecipazione e la qualità visiva e sonora di quel che si è visto è ben difficilmente replicabile. Il muro che si innalza minuto dopo minuto, le immagini che su di essono prendono forma, la musica i suoni e i rumori. Davvero uno spettacolo.
Sarò eternamente grato a Marco per avermi consentito un'esperienza simile

Hey, Teacher, leave the kids alone!

Sfinge che finge

Sfinge che finge

Non ti volti
non ti accorgi della mia presenza
Sfinge che finge.

Sei a guardia di un mausoleo vuoto
sulle cui vestigia
nessuno cercherà mai verità dal passato.

Niente ti scuote fuori
niente ti può smuovere da dentro
salvo la pietra che genera pietra.

Attendi, semplicemente attendi
Sfinge che Finge
che la sabbia del tempo ti sommerga.

Attendi che sommerga ciò che non hai mai custodito
perchè anche tu possa finalmente
adempiere al tuo compito

antico baluardo 
di immemore immotezza
più triste della tua tristezza.

CMS su SP2010 (parte 2) - Visual Design

Il Visual Design dell'applicazione

Dopo aver definito nel post precedente la struttura architetturale del sistema prima di gettarci nell'implementazione dell'applicazione occorre definire brevemente come dovrà essere visivamente la nostra applicazione come agirà per l'utente finale il CMS. Per farlo anzitutto disegnamo un layout di massima in cui sia presente una struttura fissa non editabile dal CMS (nel caso specifico si identificherà nella MasterPage) e quindi una parte invece editabile di contenuto, la cui gestione sarà del tutto demandata la CMS.

Per semplicità al momento l'applicazione sarà composta da una sola pagina (quella della figura sopra) la cui sola parte centrale sarà possibile editare.

Nella figura a sinistra la parte in evidenza è proprio la MasterPage, cioè quella parte di una pagina comune a tutte le pagine del sito e per il momento non editable dal CMS. Nella parte destra dell'immagine troviamo invece il contenuto editabile della pagina che come vedremo in seguito potrà essere definito in modalità differenti da pagina a pagina e nel nostro caso l'unica parte realmente editabile da CMS.

Ma come si comporterà il CMS? Come illustrato nell'immagine, sostanzialmente il CMS si occuperà di renderizzare delle textbox al posto dei testi editabili che saranno presenti nel solo box centrale dove individuiamo il testo del titolo del contenuto. Ovviamente il suo compito non si limiterà solo a quello, ma si farà carico altresì di gestire i pulsanti per l'editing, il salvataggio, l'approvazione, etc... Nel prossimo post ci occuperemo proprio di creare il layout definito ora in Visual Studio.

Capitano, mio Capitano

La mia prima partita da capitano al Borsano

Correva l'anno 2004, il 14 di ottobre per l'esattezza. Quel giorno disputavo la mia prima partita in assoluto nel campionato di Promozione di Varese, ma soprattutto con la maglia del Borsano. Venivo da un'annata non particolarmente felice in C2 con la Gorlese con cui giocai pochissimi frammenti di gara e più spesso finii in tribuna a guardare i compagni battersi senza poter muovere un dito. Così quando si profilò la possibilità di poter finalmente giocare con continuità anche se in una categoria inferiore decisi che quella del Borsano poteva essere la scelta giusta. Non fu una partita brillante. Pochi punti ed un fallo tecnico per un urlataccia all'arbitro: dovevo ancora adattarmi al metro di arbitraggio della nuova categoria. Alla fine vincemmo. E questa è sempre la cosa più importante.
Così quando ieri sera, causa l'assenza concomitante di altri due senatori della squadra, mi sono ritrovato ad essere il giocatore con più presenze a scendere in campo, una certa emozione si è fatta largo. Emozione e soddisfazione. Già, perchè dopo bene 7 anni di militanza posso tranquillamente affermare che il Borsano un pò mi è entrato nel sangue. I suoi giocatori nonchè miei compagni, passati e presenti. La dirigenza che soprattutto nei primi anni si è fidata di me al punto da arrivare a sforzi considerevoli pur di farmi giocare con loro.
Emozione e soddisfazione a cui ha fatto seguito, ovviamente, la responsabilità. In questa annata travagliata, zeppa di infortuni e defezioni di vario genere, ormai ogni partita veste un'importanza considerevole in termini di salvezza. Così da capitano, mi sono trovato a dover guidare la nave in prossimità si un iceberg considerevole vista la situazione. Lo abbiamo oltrepassato tutti insieme (tabellino). Non solo ma una buona prestazione personale davanti al pubblico di casa (tra cui mio padre) ha infarcito e dato ancor più enfasi al tutto.

La nave è salva, anche se la rotta è assai lunga e perigliosa. Mani sul timone si veleggia verso il prossimo ostacolo.

CMS su SP2010 (parte 1) - Il Design

Implementare un CMS con Sharepoint 2010

Il concetto è creare un CMS seguendo una serie di requisiti classici che un CMS dovrebbe avere:

  1. Autenticazione
  2. Visualizzazione dei contenuti
  3. Autorizzazioni e Ruoli
  4. Editing dei contenuti e gestione delle versioni
  5. Processo di approvazione dei contenuti e notifica

Nell'immagine seguente si può vedere quali siano gli attori in gioco e quali siano le operazioni che eseguono.

 

In particolare identifichiamo i seguenti:

  1. Viewer: non è nient'altro che l'utente finale, visualizzerà le pagine così come sono state approvate senza poter sospettare minimamente che ci sia una regia dietro ed in particolare un processo di editing e approvazione. Per lui sarà una normale web application. Nulla di più.
  2. Editor: è colui che può editare le pagine, modificandone a piacere i contenuti. Le sue modifiche saranno visibili solo agli altri Editor ed agli Approver. Perchè una modifica possa essere visualizzata da un semplice Viewer dovrà completare un processo di approvazione.
  3. Approver: è colui che deve decidere se una modifica può essere o meno pubblicata e quindi resa visibile ai viewer.
  4. Administror: è colui che ha accesso completo all'applicazione e la amministra.

Ovviamente gli attori in gioco sono ridotti all'osso garantendo quelli che sono i requisiti minimi dell'applicazione. Per quanto riguarda invece le risorse in gioco fondamentalmente troviamo:

  1. Web Server: è il cuore del CMS dove vengono visualizzati, editati ed approvati i contenuti.
  2. Content Repository: è dove i contenuti vengono memorizzati e dove viene mantenuta la history delle modifiche sugli stessi.
  3. User repository: dove sono presenti gli utenti con i loro dati

Inutile dire che la scelta di come implementare la soluzione ricada su Sharepoint 2010. Naturalmente i concetti sopra espressi possono essere tranquillamente mutuati sotto qualsiasi altra infrastruttura. Certo, come vedremo di seguito utilizzare Sharepoint ci consentirà di evitare l'implementazione di numerosi componenti evitandoci dolorosi mal di pancia in fase sia implementativa che di testing e deploying, per di più consentendoci un livello di personalizzazione notevole ed un'interfacca utente davvero intuitiva.

La soluzione basata su Sharepoint 2010 prevederà in pratica:

  • Sharepoint 2010: per la gestione della web application e del content management
  • Active Directory come repository degli utenti

Naturalmente scelto Sharepoint 2010 la scelta sul sistema operativo è limitata a Windows Server 2008 a 64 bit e SQLServer 2008, requisito minimo di funzionamento. Come autenticazione utilizzeremo quella integrata NTLM, dunque in caso di dominio l'autenticazione avverrà su di esso altrimenti in caso di server stand-alone si baserà sugli utenti di macchina.
Nella prossimo post cominceremo a creare la web application vuota e settare le prime configurazioni base su SP2010.

 

La giustizia è una cosa seria

Un libro intervista al magistrato Gratteri.

E' un uomo di stato Nicola Gratteri, uno di quelli che in genere vengono elogiati solo dopo che non ci sono più, spesso per tragiche ragioni. Una persona appassionata, attaccata al proprio lavoro non certo facile in una regione come la Calabria e contro la 'ndrangheta. Ciò che stupisce di lui è quel forte senso delle istituzioni e del dovere.
Ho letto questo libro (La giustizia è una cosa seria) mosso proprio dall'incredibile forza che la sua persona emana. Qualche settimana fa da Fazio, mi è sembrato talmente lineare e concreto nelle argomentazioni da farmi quasi credere che dopotutto l'emergenza Giustizia in Italia potrebbe essere affrontata e risolta in Italia con davvero poche accortezze ma lavorando avendo bene in testa quello che è il bene del Paese.

Così, oltre a scoprire quanto possano essere economiche le interteccettazioni telefoniche, al perchè la separazione delle carriere non inficerà sulla durata dei processi, oppure del perchè sia folle rimuovere "l'obbligatorietà dell'azione penale" ho scoperto come la 'ndrangheta si sia radicata qui al nord e non sia più l'associazione di quattro pecorai calabresi dediti al solo pizzo. Interessante. Interessante ma aggiacciante allo stesso tempo. In fondo qui al nord spesso si crede e si pensa che le mafie siano un problema del sud. Forse una volta: "La 'ndrangheta, come tutte le mafie, va dove ci sono denaro e potere".
Consiglio a tutti di investire qualche euro in questo libro può fare aprire gli occhi in molte direzioni.

Goodbye Malincònia

Goodbye Malincònia l'ultimo singolo di Caparezza

A Malincònia tutti nell’angolo, tutti che piangono
toccano il fondo come l’Andrea Doria
Chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di Borat
La gente è sola, beve poi soffoca come John Bonham
La giunta è sorda più di Beethoven quando compone la “nona”
E pensare che per Dante questo era il “bel paese là dove ‘l sì sona”
Per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l’icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona
Nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona

E poi se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!
E poi se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!

Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga
È Malincònia, terra di santi subito e sanguisuga
Il Paese del sole, in pratica oggi Paese dei raggi UVA
Non è l’impressione, la situazione è più grave di un basso tuba
E chi vuole rimanere, ma come fa?! Ha le mani legate come Andromeda!
Qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran
Si peggiora con l’età, ti viene il broncio da Gary Coleman
Metti nella valigia la collera e scappa da Malincònia

Tanto se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!
Da qua se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!

Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato

Goodbye Malincònia
Maybe tomorrow, I hope we find tomorrow
Goodbye Malincònia
Hope did we get here, how did it get this far
Goodbye Malincònia
We had it all, fools we let it slip away
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

Every step was out of place
and in this world we fell from grace
Looking back we lost our way
an innocent time we all betrayed
And in time can we all learn,
not to crawl away and burn
Stand up and don’t fall down
Be a king for a day,
in man we all pray!
Uuh, we all pray!

Buon compleanno Italia

I 150 anni dell'unità d'Italia

Oggi ricorrono i primi 150 anni di unità nazionale sancita dall'auto proclamazione a Re d'Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia. 150 anni che l'hanno vista dover metter impiedi dal nulla una nazione, combattere due guerre mondiali, diventare repubblica e una fra le più sviluppate nazioni del dopoguerra. In effetti, per dirla con una battuta di Benigni, per una nazione sono davvero un'inezia è davvero una "minorenne" questa italia.
In questi giorni di festeggiamenti ed in particolare in questo che è IL giorno in cui se ne ravviva la nascita, noto con soddisfazione che l'attenzione della gente è aumentata. Un'attenzione bella, non quella morbosa, verso cui spesso questo tipo di celebrazioni a sfondo nazionalista rischia di incanalarsi e che soprattutto i nostri nonni conoscono bene. La curiosità per l'inno, la carta costituzionale, gli eroi rinascimentali... Speriamo che finalmente la gente che abita questo magnifico ed allo stesso tempo sconcertante paese trovi la maniera di abbandonare un pò quell'arte dell'arrangiarsi e del far da se che da sempre l'ha contraddistinta per un pensare più unitario e comune. Uno stile di vivere non egoista, ma che anzi ha sempre mostrato eccezzionali atti di generosità e comunanza, anche se per lo più nei momenti di prova e difficoltà. Io credo che l'Italia, e in sè la gente che la vive e ne sventola le bandiere, dia il meglio di sè quando è con le spalle al muro, quando non ha scelta, quando la situazione è difficile. Facendo un paragone calcistico, vero collante nazionale, è un pò come l'Italia di Bearzot nell'82 quando dopo aver stentato e raggiunto una qualificazione fortunosa e non certo meritata contro tutto e tutti ha messo sotto Brasile, Argentina e Germania nell'arco di 2 settimane regalandoci un'impresa difficilmente ripetibile. Da chiunque.

Fino a qualche anno fa il concetto di unità nazionale lo davo un pò per scontato. Un dato di fatto di cui tenere conto. Ma negli ultimi anni ho lavorato con parecchi ragazzi provenienti un pò da tutte le regioni d'Italia ed mi è stato chiaro quali difficoltà si siano incontrate in questo processo che si può far partire almeno ufficialmente 150 anni fa, ma che certamente è cominciato prima e ancor più certamente è ben lontano dall'essersi concluso. Ma il bello dell'Italia è proprio questo, che se tisposti di 3km trovi gente che parla un dialetto diverso e che certamente la penserà diversamente da te. Un popolo diviso su tutto e forse per questo non ulteriormente divisibile.

Purtroppo oggi non sono stato un buon Italiano. Non ho festeggiato, ma ho lavorato. Non perchè lo volessi io, sia chiaro, però devo ammettere che è stata una giornata diversa mi sono sentito un pò più italiano del solito, quasi tronfio di esserlo. E non per le celebrazioni, o perchissà che altra ragione. Semplicemente perchè mi sento parte di una nazione che tra mille difficoltà e contraddizioni cerca la strada di un futuro ed ha nelle sue mille identità e nella sua schizzofrenia il tratto che da sempre mi fa capire che sono a casa.

Il Suggeritore

Il suggeritore

Questo libro è difficilmente catalogabile. Si daccordo è la storia di un serial killer, ma non ci può e non ci si riesce a fermare a quello. Non può essere annoverato come un esempio di un genere intorno al quale sono profilerati negli ultimi innumerevoli casi narrativi, televisi e cinematografici. Quello che stupisce, a mio parere è la facilità e la semplicità con cui si sovrappongono le vite delle vittime, dei carnefici e di chi dovrebbe fermarli, al punto spesso di non riuscire a capire in effetti chi siano gli uni e chi gli altri. Ma, attenzione, non è solo un gioco narrativo volto ad intorbidire e rendere più difficile la comprensione, è semplicemente il tentivo di far capire, cosa non semplice, che nella mente malata di chi opera tali crimini spesso ci siano delle meccaniche che non sono poi così lontane da quelle della gente comune. Anzi...

Carrisi, alla prima opera, è un criminologo e quindi mostra una certa disinvoltura nello snocciolare qua e là un pò tutta quella che è la letteratura in materia, sempre senza eccedere ed anzi spesso riuscendo a dare piccole delucidazioni su argomenti di cui si parla molto e soprattutto a sproposito. Se si aggiunge poi che la girandola dei colpi di scena a volte è letteralmente travolgente ne viene fuori davvero un libro da leggere in un sol fiato.
Certo non è un libro per stomaci deboli, ma la dovizia di particolare non eccede mai nello splatter evitando spiacevoli sorprese al lettore più sensibile. In conclusione, un libro da leggere assolutamente prima che ne facciano la trasposizione cinematografica!

"Perchè?" supplicò lei.
E lui stavolta ci pensò bene prima di risponderle: "Perchè li amavo".