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Buon compleanno Italia

I 150 anni dell'unità d'Italia

Oggi ricorrono i primi 150 anni di unità nazionale sancita dall'auto proclamazione a Re d'Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia. 150 anni che l'hanno vista dover metter impiedi dal nulla una nazione, combattere due guerre mondiali, diventare repubblica e una fra le più sviluppate nazioni del dopoguerra. In effetti, per dirla con una battuta di Benigni, per una nazione sono davvero un'inezia è davvero una "minorenne" questa italia.
In questi giorni di festeggiamenti ed in particolare in questo che è IL giorno in cui se ne ravviva la nascita, noto con soddisfazione che l'attenzione della gente è aumentata. Un'attenzione bella, non quella morbosa, verso cui spesso questo tipo di celebrazioni a sfondo nazionalista rischia di incanalarsi e che soprattutto i nostri nonni conoscono bene. La curiosità per l'inno, la carta costituzionale, gli eroi rinascimentali... Speriamo che finalmente la gente che abita questo magnifico ed allo stesso tempo sconcertante paese trovi la maniera di abbandonare un pò quell'arte dell'arrangiarsi e del far da se che da sempre l'ha contraddistinta per un pensare più unitario e comune. Uno stile di vivere non egoista, ma che anzi ha sempre mostrato eccezzionali atti di generosità e comunanza, anche se per lo più nei momenti di prova e difficoltà. Io credo che l'Italia, e in sè la gente che la vive e ne sventola le bandiere, dia il meglio di sè quando è con le spalle al muro, quando non ha scelta, quando la situazione è difficile. Facendo un paragone calcistico, vero collante nazionale, è un pò come l'Italia di Bearzot nell'82 quando dopo aver stentato e raggiunto una qualificazione fortunosa e non certo meritata contro tutto e tutti ha messo sotto Brasile, Argentina e Germania nell'arco di 2 settimane regalandoci un'impresa difficilmente ripetibile. Da chiunque.

Fino a qualche anno fa il concetto di unità nazionale lo davo un pò per scontato. Un dato di fatto di cui tenere conto. Ma negli ultimi anni ho lavorato con parecchi ragazzi provenienti un pò da tutte le regioni d'Italia ed mi è stato chiaro quali difficoltà si siano incontrate in questo processo che si può far partire almeno ufficialmente 150 anni fa, ma che certamente è cominciato prima e ancor più certamente è ben lontano dall'essersi concluso. Ma il bello dell'Italia è proprio questo, che se tisposti di 3km trovi gente che parla un dialetto diverso e che certamente la penserà diversamente da te. Un popolo diviso su tutto e forse per questo non ulteriormente divisibile.

Purtroppo oggi non sono stato un buon Italiano. Non ho festeggiato, ma ho lavorato. Non perchè lo volessi io, sia chiaro, però devo ammettere che è stata una giornata diversa mi sono sentito un pò più italiano del solito, quasi tronfio di esserlo. E non per le celebrazioni, o perchissà che altra ragione. Semplicemente perchè mi sento parte di una nazione che tra mille difficoltà e contraddizioni cerca la strada di un futuro ed ha nelle sue mille identità e nella sua schizzofrenia il tratto che da sempre mi fa capire che sono a casa.