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Cella 211

Che cosa fa di un uomo un criminale? L'ambiente? Le circostanze? Una predisposizione naturale? Il caso? O cos'altro? Questa domanda ricorre spesso per capire quale possa essere la linea di demarcazione tra una vita normale e quella invece di un delinquente. Il film "Cella 211" in un certo senso da una sua interpretazione molto particolare di questa domanda, con una risposta che però rimane aperta a varie chiavi di lettura.
Palcoscenico è un penitenziario spagnolo in rivolta ed un secondino neassunto che finisce con l'essere trascinato in questo scontro classico buoni-cattivi, in cui almeno all'inizio si sa dove stanno i buoni e dove i cattivi salvo poi costringere a rivedere queste posizioni.

Il film è molto incalzante, nasce da un'idea geniale che crea il contesto alla storia e lascia letteralmente senza fiato con numerosi colpi di scena che non sconfinano mai nella farsa incollando lo spettatore allo schermo. Vincitore di 8 premi Goya è un film di ottima fattura che consiglio a chiunque abbia un paio di ore scarse da investire.

Vi lascio infine con una citazione del punto che segna la svolta del film.:
"E' meglio se mi impicco nella mia cella così non do più fastidio? Non sarei il primo."