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All that you can leave behind

Secondo Servizio

Ammetto di essermi domandato più volte nelle due settimane trascorse dal primo servizio se fosse stata una scelta infelice quella della naso rosso. O semplicemente azzardata. Troppo stressante emotivamente il primo servizio, e soprattutto, davvero troppo pochi i sorrisi dispensati. Come spesso accade in questi casi la risposta migliore è stata risalire in sella al più presto e provare a non farsi troppo spaventare dalle mille emozioni della prima esperienza.
Ritrovo Paperetta. In un mondo pieno di incertezze non è male poter contare su qualche punto fermo, e a completare il gruppo ci sono Salserina (neo claunina come me) e Cuccy. La ricerca dell'ospedale di Saronno è complicata, ma agevolata dallo starnazzare del navigatore. Bene per la puntualità un po' meno per i miei nervi formato sabato mattina. Dopo una veloce colazione passiamo all'azione e, devo dire cambiarsi in un ufficetto di pochi metri forse da una mano all'atmosfera informale certamente serve a stemperare l'attesa. Foto di rito e siamo in corsia.

Mah... ci sono pochi bimbi! "Peccato" penso d'istinto... ma come peccato? Dovrei essere contento vuol dire che pochi bambini non stanno bene, eppure... Davvero strano questo pensiero. Vabbè lo derubrico a semplice svarione geriatrico e proseguo. Facciamo subito conoscenza di Leone e Bea. Leone, ma nome fu più azzeccato, è un vero e proprio uragano. Salta, sbraita, si dimena... insomma un vero Leone in gabbia. Quando ci vede, ci chiede immediatamente di Uzzo (quello che fa le puzzette), di Manolito, di Centotasche. Siamo a casa. Che bello. Già... non fosse che il malcapitato Bass8 già con congeniti problemi nella sottile arte dei palloncini si ritrova con il compito di realizzare un Tirannosauro!!! Ora, è gia difficile, la spada, ma un Tirannosauro... Spinto da Cuccy (che mi chiama Procolo...) mi cimento in una serie di evoluzioni ed alla fine... TA-DAAAA un Tirannosauro. OK daccordo, ci vuole un po' di fantasia, ma persino Leone sembra stupito. SIIIIIIIIIII!
Terminato lo show con Leone e Bea ci muoviamo nelle altre stanze dove troviamo Maddy. Visino triste, occhi impauriti... Proviamo in vari modi, magia, giochi vari ma la piccola sembra sempre assente. Alla fine l'intuizione: un telecomando e Bass8 (o Procolo tanto ormai per Cuccy mi chiamo così) si muove a comando frantumandosi all'occorrenza contro il muro. Meglio. Addirittura la sentiamo ridere dalla'ltra stanza appena usciti... Da restare a bocca aperta.

Il secondo servizio è stato fantastico, esplosivo, rigenerante, entusiasmante... La cosa incredibile è che non riesco bene a dire che cosa sia stato all'origine di tanta differenza tra il primo ed il secondo servizio. Si la tensione ok... Ma, forse ripensandoci bene, ricordo perfettamente tutti i nomi ed i volti dei bambini, mentre del primo praticamente zero. Forse la differenza sta proprio lì. Ero troppo concentrato su me stesso e poco sugli altri. Forse. Non vedo l'ora di confutare o claunare.

Il primo naso rosso

Il buzzer della sveglia ronza ed all'istante gli occhi mi si spalancano. No, non è una giornata come tante. E' una giornata unica, come solo le prime volte lo sanno essere. Mi catapulto fuori dal letto. E' buio. Guardo fuori dalla finestra ed ho la conferma: è Ottobre! Una coltre di nuvole/nebbia ricopre quasi tutto. Repice (Ciotti per i più anzianelli) direbbe che non ci sono le condizioni ideali per giocare, ma non è una partita ciò che mi aspetta è molto di più. Doccia, colazione e via a ricontrollare tutto per la centesima volta... Per paura di fare tardi mi sono alzato con largo anticipo ed ora la tensione è ancora più pressante. Fortunatamente Kronos è clemente e l'ora dell'appuntamento si avvicina.

Al bar dinanzi all'ospedale c'è gia Batti 5 e, frazione di qualche secondo arriva anche Paperetta. Ma dov'è Flappy? Ok solo un misunderstanding: è dall'altro lato dell'ospedale. Attesa ed ancora attesa... Ma ormai ci siamo: finalmente insieme, finalmente pronti!

Il turno comincia in sala d'attesa e qualcosa mi blocca: non riesco a varcare la soglia. Con un passo cambia tutto, troppo in fretta, troppo facile. Troppo. Sono davvero terrorizzato, un qualcosa che non provavo da tempo. Anni. Qualcosa sempre più difficile da sperimentare quando si cresce, avvolti dalle proprie cose, da ciò che ci scegliamo oculatamente intorno: amici, luoghi, situazioni.
Qui invece la sensazione di essere fuori posto, di essere inutile, addirittura "di più", è forte e mi attanaglia rendendomi di legno. Batti 5 e Paperetta invece con dimestichezza e grande cura rompono il ghiaccio: di colpo mi accorgo degli occhi delle persone in attesa. Ci accolgono. Ci SORRIDONO. Più ancora i genitori che non i bambini sembrano aver bisogno di noi per evadere per rompere il clima plumbeo dato dalla combinazione ospedale+mattina grigia.
Mi sciolgo un pochino, muovo qualche passo e provo a gettarmi nel mare in cui con grande naturalezza Batti 5 e Paperetta sguazzano e in cui anche Flappy sembra essere più a suo agio. Tentenno, ci provo, mi butto.

La sala d'attesa è solo l'inizio del viaggio. Ciò che ci attende ora è la sala giochi, dove una serie di bambini (se malati sono così frenetici non oso pensare cosa combinino da sani) sono alle prese con giochi di varia natura. Daccapo. Bloccato. Un'altra volta. Mi sembra di essere tornato indietro di 30anni. Bambino tra i bambini. "Posso giocare con voi?". Allora il peggio che ti poteva capitare era "No mi sei 'ntipatico". Ma oggi? Possibile che uno grande e grosso come Bass8 possa aver paura di una cosa simile? Possibile che basti così poco? Forse si, forse le paure che da adulto nascondi negli angoli più remoti della memoria, se ti metti il naso rosso e ti spogli di tutto il resto potrebbero riemergere. Cervellotico. Forse... ma terribilmente reale. Fortuna che loro non se ne curano "ci sono i PAGLIACCI" e ci coinvolgono in una serie di giochi non meglio definiti a mezzo tra chi cucina formaggi, chi dipinge, chi vende mercanzie variopinte. Pieno di entusiasmo mi produco nella realizzazione di alcune sculture palloncinesche e dopo diversi tentativi la SPADA finalmente è delle fattezze sperate... quasi. "Ma non è una spada!". E' già che ti aspettavi? Però giusto così perchè ci posso riprovare e riuscire a fare di meglio. Anche perchè di peggio...
Così tra un palloncino scoppiato e qualche gag nel cercarli si passa al terzo scoglio.

Le camere rappresentano l'ultima frontiera dell'intimità delle persone. In ogni accezione. In camera ci si dorme è il posto dove risultiamo più indifesi. Con una delicatezza davvero eterea navighiamo tra una stanza ed un'altra. E' l'impatto la parte più difficile. Se ti fanno entrare significa che siamo già ad un buon punto. Troviamo una serie di faBiglie come ce ne sono ovunque... come le nostre. E' facile ritrovare nelle persone che ci guardano, qualcosa di noi e qualcosa delle persone che ci vogliono bene. E proprio per quello la sintonia si trova facilmente, un indovinello, una barzelletta, un gioco di magia. La barca è la stessa c'è chi rema, chi ci prova ma non ci riesce e chi non può farlo.

E' solo l'inizio, ma promette di essere un'esperienza di grande valore. Lo scopriremo solo claunando.