Beren.it

All that you can leave behind

Hi5story

Premetto che ho sempre sostenuto che il quinto scudetto di fila mi interessasse più della champions... oddio non che se la Champions fosse arrivata l'avrei buttata ma vincere 5 scudetti di fila come solo il grande Torino e la Juventus degli anni 30 aveva davvero un sapore diverso: di storico. L'averlo vinto poi partendo dal 13mo posto, quando tutti ti hanno già cantato il deprofundis beh quello poi è ancor più godurioso. Che dire di più se non un grazie alla società ed ai ragazzi che in questi mesi ci hanno creduto. Grazie ad un allenatore, preparato e scaltro che sa cambiare ed adeguarsi in base alle circostanze e che inoltre sa anche far crescere i giovani evitando di esporli a pressioni difficili da sopportare per chi viene da contesti minori e valorizzandoli invece giorno dopo giorno. Grazie ad una dirigenza che con ruoli e compiti precisi ha creato una solida e azienda che sa programmare e che riesce ad essere anni luce avanti a tutti e questo a dieci anni da una catastrofe che avrebbe potuto annientare chiunque. La forza nella Juve è nei suo valori e nella sua capicità di superare i propri limiti e i propri errori come dimostrò Buffon quella sera a Reggio dopo la sconfitta con il Sassuolo.

 

Quella serata maledetta

Da tifoso di sport e di calcio nello specifico ho assistito a centinaia di finali. Di tutte o quasi ricordo momenti di gioco, gol, la premiazione finale. Di tutte fatico a ricordare anche un solo momento dei prepartita dove spesso l'unica cosa a tener banco è la chiacchiera. C'è però quella maledetta serata dell'Heysel di Bruxelles a recitare un copione nettamente differente. Avevo 9 anni nel '85 quel maledetto 29 Maggio e di quella sera mi ricordo come se fosse ieri l'angoscia, lo sconforto, l'orrore. Attendevo, da bambino, quella partita come una gara che finalmente potesse colmare il vuoto in bacheca di una coppa che non voleva proprio arrivare. Peccato che quell'attesa venne spazzata via da immagini crude, terrificanti ed inspiegabili agli occhi di un bambino che vedeva nello sport la quinta essenza del gioco. Quel gioco che una volta tanto non era più prerogativa mia di bambino ma era altresì condivisa con gli adulti. Ricordo mio padre, incredulo mentre mi prepara la cena, mia madre faceva il turno del pomeriggio ed era ancora in fabbrica. Ricordo le immagini del settore Z, quasi un presagio. L'ultima lettera dell'alfabeto che sarebbe stata poi anche l'ultimo atto per molte persone. Ricordo la tragica conta dei morti. Saranno 39 alla fine. Non ricordo praticamente nulla della partita, ne il rigore (ampiamente fuori area) ne i festeggiamenti con la coppa, che tanto sono stati poi causa di scandalo verso la società Juventus. Non voglio parlare dell'ambito sportivo, perchè quella partita non è mai stata realmente giocata. Nemmeno mi sento di additare colpevoli, cosa che peraltro nemmeno la giustizia ordinaria in tanti anni è riuscita a fare. Per me l'Heysel e quello che successe quella sera restano la rappresentazione di quanto l'umana natura può essere bestiale e folle. E di quanto anche un gioco in mano agli adulti possa venire strumentalizzato e brutallizzato. 

La Decima

Si è fatta attendere vent'anni ma alla fine è arrivata. La Juve è la prima squadra italiana ad aggiudicarsi 10 coppe nazionali. Tre anni fa alla finale con il Napoli assistevo da Buenos Aires. Impotente. Ma erano altri tempi. Ammetto che però la coincidenza di essere in trasferta un pochino mi ha fatto toccare ferro. Alla fine è andata bene, immediatamente in svantaggio abbiamo recuperato quasi subito. Sofferto ed allafine gioito con, udite udite, un giocatore del Milan in prestito. Potenza del mercato italiano d'oggi giorno. L'unico giocatore del Milan ad alzare un trofeo quest'anno gioca in un'altra squadra... Per altro acerrima nemica. Aldilà però di questi discorsi da sfottò, la Juve si aggiudica il double dopo vent'anni e potrebbe perfino centrare la tripletta. Già... se proprio dobbiamo trovargli un nome, diamoglielo in italiano. Il mago di Setubal non ce ne voglia.

Quanta strada...

Il miracolo è compiuto o quasi. Dopo dodici, 12, anni la Juve torna in finale di Champions. E non sono stati certo dodici anni facili o privi di contenuto: c'è la B immezzo. C'è tutta quella brutta storia chiamata Calciopoli. C'è una prima rifondazione andata piuttosto male con giocatori, allenatori e scelte sbagliate. C'è la risalita dapprima impercettibile e poi impetuosa con la nuova dirigenza di Andrea Agnelli e Beppe Marotta. Ci sono gli scudetti di Conte. Belli, bellissimi. Ed infine c'è il regno di Allegri. Allenatore vincente ma dileggiato, per alcuni risultati non certo positivi della sua gestione al Milan. Un posto dove ha vinto al primo anno (come a Torino) e dove gli hanno fatto a pezzi la squadra senza che potesse provare minimamente a fiatare. Ed ora c'è questa finale. 90 minuti di pura follia in cui la Juve è di gran lunga sfavorita e dovrà cercare di mettere le briglie ad un Barca straripante e convinto dei propri mezzi. Chi vivrà vedrà dice il detto. Beh io mi godo questo momento ricordando da dove si arriva: anche allora fu 1-1.

Orgasmo Krasic

Battesimo migliore non poteva avere la mia prima all'Olimpico di Torino, una Juve tutta all'attacco, per quanto ad essere sinceri un tantino spuntata, ma comunque generosa e alla fine vincente. Con il solito, plotone di calabresi Juventini :), ci siamo mossi alla volta di Torino, domenica scorsa per l'incontro di cartello tra la seconda (Lazio) e la terza in campionato (Juve). Devo ammettere che l'olimpico mi ha fatto davvero un bell'effetto: per quanto pieno, mi è sembrato uno stadio a misura d'uomo e soprattutto finalmente un impianto in cui si abbia una visuale davvero buona. Il gol di Krasic al 94° minuto quasi scaduto è stata poi la ciliegina sulla torta, l'emblema di cosa voglia dire per un tifoso una vittoria della propria squadra quando ormai ne hai perso quasi completamente le speranze. E quindi come dice il buon Ziliani, "Orgasmo Collettivo a Torino"... forse vi sembrerà un pò esagerato, ma per noi che eravamo sotto quella curva è stato proprio così: Alè Milos, Alè Juve!

La partita perfetta

Gianni Brera definiva in questo modo uno 0 a 0. La partita perfetta, perchè priva di errori: 0 a 0 appunto... Sinceramente non sono mai stato daccordo con questa definizione, perchè finisce con l'affermare l'assioma gol=errore, cosa che se da un lato è spesso verificata dall'altro non tiene conto della qualità di una giocata o del caso, che in un gioco fatto di episodi com'è il calcio riveste la sua importanza. Detto questo e toltomi il cappello difronte ad una penna tanto rimpianta in questi tempi di giornalisti-tifosi sgrammaticati, devo dire con piacere che il pareggio dell'altra sera al Meazza ha dimostrato senza dubbio che un pareggio senza reti può talvolta essere latore di una bella partita combattuta e tuttaltro che priva di emozioni. Chi si aspettava una Juve tutto attacco e poca difesa, come un pò anche il sottoscritto, è rimasto sorpreso di vedere una squadra che pur con le inevitabili incertezze dovute alla giovane età e all'ancora non perfetto affiatamento ha certamente retto il confronto con i campioni d'Italia.

Un derby d'Italia soddisfacente sopreattutto se si considera che è stato il primo per me dal vivo, per di più immezzo ad una marea nero-azzurra anche se spalleggiato da due colleghi Juventini DOC e calbresi DOC. Lo zero a zero è stato il risultato ideale, non oso immaginare che sarebbe accaduto in caso di gol da una o dall'altra parte, temo avremmo fatto davvero fatica a camuffarci... In fondo domenica scorsa da San Siro non è uscita imbattuta solo la tanto amata Vecchia Signora ma anche noi.

Mondiale 2010... capolinea!

Il nostro mondiale africano è finito, anzi come dice qualcuno in realtà non è mai cominciato. La nazionale di Lippi, non ha mai convinto ed anzi ha stupito e per la pochezza degli interpreti e per il gioco di squadra. Terminiamo la fase eliminatoria come ultimi del girone, non era mai successo, e senza riuscire a vincere una sola gara (come nell'82). Peggio, aggiungo, non riuscendo mai ad essere neppure temporaneamente sopra ai nostri avversari. Sempre perennemente in rimonta. Sempre con l'acqua alla gola, sempre con la sensazione che non ce la si faccia. Dopotutto la cabala non era dalla nostra parte: non abbiamo mai vinto un mondiale fuori dall'europa e siamo andati in finale solo due volte nelle americhe in Messico e USA, perdendo entrambe contro il Brasile. In genere poi dopo il mondiale vinto o perso in finale nell'edizione successiva abbiamo poi fatto figure barbine: nel 74 in Germania fuori ai gironi, in Messico nell'86 fuori agli ottavi, in Francia nel 98 fuori ai quarti...
Così ora oltre all'amarezza ed alla delusione per un risultato che certo non può fare piacere, come ogni anno ci tocca assistere alla gogna rituale su cui viene giustiziata, squadra, allenatore, dirigenza e quant'altro... Parliamoci chiaro, una debacle, di questo genere non può e non deve avere scusanti di nessun tipo e fortunatamente Lippi lo ha ammesso senza appelli «Mi prendo tutte le responsabilità per le scelte. Non ho preparato la squadra in maniera giusta». WOW è già una notizia, in un paese abituato a sentirsi dire che quando le cose vanno male le spiegazioni stanno sempre altrove ed adopera di terzi. Ma questo è un altro discorso.
Il fatto è che ancora una volta si cercano colpevoli un pò in tutto, pensate che ieri mattina ad una trasmissione sulla Rai ho sentito tirare in mezzo gli stadi vecchi, calciopoli... della serie "l'è tutto sbagliato l'è tutto da rifare" di Bartaliana memoria. Io sinceramente, penso che ci possano essere varie ragioni su questa che è senza dubbio una disfatta epocale per il calcio italiano. Un complessivo impoverimento del movimento calcistico, come anche quello sociale che negli ultimi anni di crisi ha contribuito ulteriormente ad impoverire uno spettacolo tutto, che ha portato la nazionale ad essere composta per di più da giocatori di squadre non di vertice. Già, qualcuno dice che anche una squadra di serie B avrebbe sconfitto la Nuova Zelanda, ma io non credo che una squadra di serie B con la pressione che aveva addosso questa nazionale avrebbe saputo far di meglio. Anche perchè meglio del 2006 era difficile e la commistione tra attese e presunzioni dopo quel trionfo hanno generato un mix deleterio per le gambe e la testa degli azzurri. CT in primis.
Poi c'è la parte persino più abbietta, se possibile, dei tifosi che fazionano tutto. Lippi è il CT dell'Italia quando vince, uno sporco juventino quando perde. Difficile trovare qualcosa di più abbietto ed idiota di questa definizione. questo perchè se il tifoso della nazionale perde ce ne deve essere uno che vince: quello della squadra di club. Quello degli esclusi Balotelli e Cassano ad esempio (si badi bene: gente che faticava a giocare anche nelle proprie squadre di appartenenza). Quello del qualunquistico "tanto meglio tanto peggio". Ne ho sentite tante in questi giorni da riempire un libro... di fesserie. Ognuno è libero di essere il CT della nazionale durante il mondiale e fare le considerazioni e le proprie scelte, resta il fatto che la coerenza è merce rara ancor di più ai mondiali. L'unica virtù che Lippi ha certamente mantenuto da sempre e che in questo paese di parassiti e opportunisti è spesso considerata più una debolezza.
Ma ora bisogna guardare al futuro con un allenatore di sicuro valore e di grandi capacità, che comunque non è certo un vincente visto che in carriera non ha mai raggiunto obbiettivi particolarmente elevati. Bisogna affidarci un pò a lui e magari per il 2014 sfruttare l'elemento inverso: "Peggio del 2010 è impossibile!"... forse, almeno fino a quando non saremo con il biglietto aereo per il Brasile.