Beren.it

All that you can leave behind

Le persone semplici

Caro diario, questa sera infilo la prima carrozza con qualche posto libero che trovo sul treno che m

Caro diario, questa sera infilo la prima carrozza con qualche posto libero che trovo sul treno che mi riporta a casa. Trovo un sedile di quelli quasi introvabili che lascino a quelli della mia taglia lo spazio per non avere le ginocchia in gola e mi siedo con un sospiro. Apro la borsa ed estraggo il laptop, con l'intenzione di rimettermi a lavorare e chiudere alcuni dei punti lasciati in sospeso cinque minuti prima in ufficio. Solo allora alzo gli occhi e mi accorgo della persona che sta sul posto di fronte. Una ragazza, bruttarella per dirla tutta, con uno strabismo decisamente marcato (nulla da vedere con quello di Venere), una panza bella marcata non decisemente femminile. I capelli le scendono fin alle spalle ma osservando meglio mi accorgo che non sono nemmeno moltissimi dove ha una sorta la riga immezzo alla fronte. Ecco insomma, non esattamente la ragazza che ti catturi l'attenzione. Di me non si cura proprio. Stringe tra le mani un libro che legge voracemente, un Harmony… "Poraccia" penso "non deve essere facile per una persona così, chissà che sogni e che emozioni vive all'interno di quel libro, che non potrebbe vivere altrimenti…". Sorrido, tra me e me, "Cazzo ti lamenti?" penso "C'è sempre chi sta peggio ed è meno fortunato, si è vero ora sto a pezzi ma almeno non sono condannato a vita come quel mostriciattolo qui davanti.". Finalmente posso tornare al lavoro, ma mentre do un ultima occhiata alla ragazza che nel frattempo non mi ha proprio mai calcolato mi cade l'occhio su un particolare: all'anulare della mano sinistra ha un anello. Già ma non un anello qualsiasi, l'Anello, la Fede nuziale. Mi si gela il sangue… "Ma come cazz…". Lì realizzo in un attimo quanto idiota sono. Quanto tutte le mie certezze fatte di apparenza e plastica si volatilizzino all'istante. "Immaginati che mostro deve essere il marito…" beh, la cattiveria non mi allevia minimamente la sensazione di stupidità e di sfigatezza che ormai mi pervade dalla testa ai piedi. La realtà è che lei ce l'ha fatta, qualcuno ha deciso di passare la vita (o almeno una parte di essa con lei).
Congelato come uno scampo resto fisso su di lei. La felicità e l'amore che lo genera sono due sentimenti semplici, siamo noi che li complichiamo a dovere, mettendoci una serie di cose sopra che li soffocano e li nascondono alla vista. La felicità e l'amore sono delle persone semplici, che sanno mettersi in gioco, fidarsi e sacrificarsi per chi hanno davanti. Che forse avranno anche pensato "Sono troppo brutta per…" ma di certo non avranno mai detto "E' troppo brutto per…". Avrò capito la lezione? Troppo facile…

Solo un upgrade...

Un upgrade, doveva trattarsi di un semplice upgrade, è durato 4 mesi... Il mio adorato blog n

Un upgrade, doveva trattarsi di un semplice upgrade, è durato 4 mesi... Il mio adorato blog nella veste 1.1.15 di Blognet engine dopo l'intervento a cuore aperto è rimasto però in coma per ben 4 mesi. Niente di irreparabile direte voi, non fosse che per uno developer inside come me una cosa di questo ti lascia la stessa sensazione di aver scordato il gas aperto o di aver lasciato l'auto aperta con la chiave inserita in stazione.

Devo dire che perquanto le istruzioni sul sito di riferimento fossero dettagliate è risultato assai difficile riuscire a migrare tutto, dati compresi, cercando di districarsi tra una selva di sql scripts, cartelle, file, api tutte nuove. La cosa peggiore di tutte però è stato l'esito: una pagina completamente bianca. Non un messaggio di errore, non un log, niente nella console... un vero dramma insomma. Un cadavere senza indizi. Ho dovuto pertanto cominciare una certosina analisi, ricreandomi tutto in locale. Una volta riprodotta la migrazione in locale si è trattato poi di approciare alla migrazione su Aruba.

Anzitutto lato DB ho rivisto uno a uno tutti gli oggetti eliminando tutta la roba legacy, poi lato file system, adattando il web.config ai dettami di Aruba e ripulendo le directory dai vecchi files e controlli per arrivare ad una situazione pulita. Ancora, modificare ed allineare l'application pool ed infine richiedere la modalità Full Trust. 

Insomma, è stata una vera faticaccia, quasi un lavoro, ma volete mettere la soddisfazione? Che ne dite? Bello eh? 

5 Volte Olimpias

Scudetto Olimpias

E' arrivato il quinto scudetto, l'Olimpias dopo 10 anni torna a stare in cima all'albo d'oro dei campionati vinti. Posto in comproprietà con l'Aquapozzillo (alla seconda retrocessione consecutiva) ma è solo un dettaglio. E' stata una cavalcata incredibile con ben 57 punti totali (e manca ancora una gara quest weekend) a testimonianza di un'annata davvero notevole come anche la conquista della Coppa Italia dimostra. Questo scudetto ha molti volti: da capitan Totti ai vari Marchisio, Pogba, Vidal, Quagliarella, Callejon, Glik... Diciamo che in genere quando hai un difensore che da solo ti segna 7 gol, se non è il tuo anno poco ci manca. Questo è il suo caso, ma certo un centrocampo in cui le seconde linee sono Pjanic e Soriano è davvero un centrocampo monster. Mi permetto però di mettere sopra a tutti Klose. Giocatore già di suo storico, che alla sua veneranda età ha segnato gol decisivi in primavera quando la vena degli altri attaccanti era un po' appannata. Merito ai giocatori e merito al tecnico Skuhravy al secondo alloro dopo quello del 2010, ma sopratutto al DG Bierhoff (3 scudetti da giocatore +2 da DG) ed a Marchesi (3 scudetti da allenatore e 2 da presidente onorario). La famiglia Olimpias che vince e conquista il 5° scudetto a ventanni esatti dal primo.

Topaia vista lago

Pensavo di averle viste davvero tutte eppure sono stato smentito ancora una volta. Premetto che questa volta ho dovuto prenotare più di corsa del solito e per di più a Losanna c'era una inspiegabile moria di stanze che ha fatto lievitare i prezzi in maniera davvero esponenziale. Tant'è che alla fine l'unica camera accessibile la trovo a l'Hotel du Marchè. Boh, qua i nomi sono tutti francesi, però suona bene. No? All'arrivo devo dire che la location è molto carina: all'interno del centro storico di Losanna. Viuzze e locali molto carini e, udite udite, persino con gente ai tavolini malgrado la "tarda" ora. Già perchè di solito alle 9 di sera è già tutto, o quasi, deserto. Ma sarà un po' la luce e un po' il caldo non molto svizzero la gente sembra quasi non curarsi di essere in un angolo di Svizzera. L'albergo da fuori ha un'apparenza gradevole: architettura datata ma certamente caratteristica e ben tenuta. Il problema è quando entro in camera: appena sulla destra c'è un lavabo, per la verità un po' rustico. Nella camera due letti ed infondo a sinistra una porta di legno. "Il bagno" mi dico... Apro la valigia estraggo le camicie e... Si ma dov'è l'armadio? Mi guardo in giro perplesso... Apro la porta in fondo e TA-DA! Ecco l'armadio. Bene, ci metto la giacca e le camicie e... Si ma il bagno? Oddio terrore. Apro la porta di ingresso ed ho la conferma: in fondo a destra ci sono un bagno ed una doccia. In comune. Credo che l'ultima volta che ero stato in una stanza senza bagno era da piccolo al mare dal Lino. Ma erano altri tempi... Siamo nel 2015! Direi che può bastare così, senza nemmeno citare le lenzuola bucate...

Vive la Suisse!

Siamo Uguali... in fondo





Passerà, stanotte passerà

e forse torneremo ad amarci

Impazzirai, lo so che impazzirai

Perché non ci basta il tempo

Perché nulla basta mai

 

Anche se in fondo il nostro è amore

Usiamo stupide parole

Perché è stupido chi pensa che non serva anche il dolore

E siam vicini ma lontani e troppi tentativi vani

 

E forse arriverà domani

Siamo uguali in fondo

E forse cercherai le mie mani

Solo per un giorno

Non scappare dai miei sguardi

Non possono inseguirti

Non voltarti dai

E forse capirai quanto vali

Potrei darti il mondo

 

Ma griderai sul silenzio della pioggia

È rancore e mal di testa, su una base un po' distorta

Ti dirò, siamo uguali come vedi

Perché senza piedistalli non riusciamo a stare in piedi

 

Ed è già tardi e vuoi far piano

Il cuore è il tuo bagaglio a mano perché hai tutti i pregi che odio

E quei difetti che io amo

E schegge di una voce rotta, mi hanno ferito un'altra volta

 

Ma forse arriverà domani

Siamo uguali in fondo

E forse cercherai le mie mani

Solo per un giorno

Non scappare dai miei sguardi

Non possono inseguirti

Non voltarti dai

E forse capirai quanto vali

Potrei darti il mondo

 

Ma io non ci sarò e vedrai

Sarà semplice

Scivolare per

Poi atterrare fra le braccia di chi vuoi

 

Ma forse arriverà domani

Siamo uguali in fondo

E forse cercherai le mie mani

Solo per un giorno

Non scappare dai miei sguardi

Non possono inseguirti

Non voltarti dai

E forse capirai quanto vali

Potrei darti il mondo...

Tranne me

Destino cinico e...

Io non credo minimamente al destino. penso che sia solo un comodo capro espiatorio. Non parla, non si vede, lo conoscono tutti e soprattutto non si può difendere. E' una sorta di catalizzatore delle nostre sciocchezze e delle nostre debolezze, un conoscente sicuro che possa fare da palo ai nostri colpi senza che poi ci possa mai tradire. Ho sempre ritenuto le persone in primis fautrici dei propri successi e fallimenti, dei propri errori e delle proprie mancanze. 

Beh devo dire però che la concatenzazione di eventi avvenuta nelle ultime settimane mi ha fatto rivedere un po' questo mio assunto. Ciò che mi ha davvero sconvolto è che sembra più una fiction che la mia vita... Certo che sulla, quasi soglia dei 40 scoprire che forse c'è davvero un destino è inquitante. Già, perchè se davvero c'è questo dannato destino, allora vuol dire che è quello che sto vivendo o semplicemente è quello che mi ritrovo perchè ottusamente gli combatto contro ogni giorno? Crisi di mezza età in progress...

L'esame

300, anzi 306 di colesterolo... (silenzio) e domanda spontanea "ma che cazzi ti mangi?". Dover fare i conti con questi problemi mi invecchia, mi intristisce, mi scoccia. Sarà che per un po' dovrò rinunciare al formaggio, al fritto e a tutta una serie di altre schifezze dalla bontà nemmeno lontanamente misurabile. Sarà che semplicemente è un altro campanello che mi avvisa che la deadline (mai nome più azzeccato) si avvicina. Che la data di scadenza che mi devono aver stampato da qualche parte, presumibilmente dove non batte il sole, non è poi così remota e dopo tutto il "consumarsi preferibilmente entro..." dovrebbe diventare più un accorato suggerimento che un semplice consiglio da scatolame. "Che ci fa qui lei così giovane?" mi dice il medico (o la medica forse, chiedete alla Boldrini) all'ingresso per l'esame. Sorrido, senza dire altro, "sai non avevo un cazzo da fare...". "Niente placche". Bene, penso. "Quindi è positivo?" domando per sincerarmi. "Si, si torni fra 18-21 mesi per un controllo". Ok, ma per allora evitiamo la domanda del così giovane... penso.

Manila

Il facchino mi agguanta nella Hall e non mi da nemmeno il tempo di fiatare "Are you leaving? Airport?". Ha già le valigie in mano, entrambe, e con la mano rimasta libera (ma quante ne ha?) ha già chiamato l'ascensore. Mi accompagna fino in strada e ferma uno dei pochi taxi che passano innanzi all'hotel. Oggi è giovedì santo e Manila è festa, così come il venerdì. Così l'immenso Mall stracolmo di negozi di ogni multinazionale esistente sulla terra è chiuso, come un pò tutti i negozi. Incredibile per Makati, la zona super business di Manila in cui ho vissuto in queste tre settimane da Manilota. Gli unici che sembrano lavorare oggi sembrano gli operai addetti al manto stradale che in una temperatura indecente (ci saranno almeno 30 gradi all'ombra) operano sfruttando l'artificiale calma del giorno di festa. Una volta "caricato" in macchina uno degli usceri dell'hotel si fa dare l'id dall'autista del taxi. "Why did they asked for your ID?" dico all'autista che con un sorriso tipo tastiera da pianoforte biasciachica in uno stentatissimo inglese "for security". "I don't think is needed" gli dico sorridente, infondo in tre settimane non ho mai avuto alcun problema, "No no" risponde lui. Strano ma in questo breve lasso di tempo forse solo tra i taxisti ho trovato un inglese zoppicante. L'inglese qui è normale, anche se spesso veloce e a voce bassa, il che unito alla mia scarsa padronanza dello stesso mi porta spesso a fare l'espressione dello storno con l'espressione di chi non ha capito una mazza. Mentre mi riaccompagna verso l'areoporto di Manila nel traffico singolarmente inesistente della capitale filippina, mi chiede da dove vengo e quando gli rispondo che vengo dall'Italia si affretta a dirmi che un cugino vive là. Un secondo dopo il cugino ha un marito italiano, al che capisco che è una cugina. Sia lodato il signore. Mi chiede se l'Italia sia in Europa... Ovvio. Anche il Canada? mi dice. No forse la geografia non è il suo forte ma ci si capisce. E il Vaticano? Si il Vaticano è inItalia ma è davvero complicato spiegargli le modalità che i patti lateransi hanno concepito, quindi alla fine glisso su un ragionamento che francamente dubito possa aver compreso. Sorridente, mi chiede cosa ci faccia lì e se mi piacciano le Filippine. Si le filippine mi piaciono, anzitutto per la temperatura, per la gentilezza delle persone, e poi per quanto è verde e rigogliosa la vegetazione... ma il lavoro mi ha fatto davvero apprezzare ben poco di quest'isola tropicale nel pacifico. Del resto però non si può certo parlare di chissà quali bellezze artistiche o storiche, se si tolgono qualche chiesa costruita dagli spagnoli nel 500 e poco altro.

Così finisce come sempre quando rientro in Italia: non vedo l'ora. Dopotutto chi può vantare tutto quello che abbiamo noi? Arte, cultura, storia, cucina, calcio, mafia, malgoverno... Alla fine il bel paese è qualcosa che ho nel sangue e che non posso scrollarmi di dosso. E' casa mia. E uno in genere di casa ne ha una e una sola degna di quel nome. A volte ti capita di sentirti "come" a casa, ma non è certamente la stessa cosa.

Il taxista mi ridesta da questa sorta di sogno ad occhi aperti e il tempo di pagare i 160 pesos (maledizione all'andata come ho fatto a pagarne 1800?) mi ritrovo già nell'area checkin in largo anticipo in attesa del volo per Milano. Sarà una lunga attesa ma il grande schermo che proietta l'ennesima partita NBA mi ricorda che dopotutto anche l'Italia non è poi sempre il massimo per tutto. Del resto molto spesso le cose che ti piacciono non le scegli tu.

Non è Italia Germania

Solitamente quando chiudo di corsa il PC nel mezzo della settimana e mi fiondo fuori dall'ufficio prima delle 8 è perchè ho un appuntamente con una vecchia signora, ma questo giovedì è stato differente il match che mi attendeva in TV non era calcistico, bensì dialettico. Santoro vs Berlusconi infatti era un pò come attendere un Italia Germania: l'autostrada semideserta, tutti che ne parlano e che attendono con trepidazione e perchenno anche con il fantozziano birrone gelato di ordinanza. Oddio, gelato non troppo: siamo sempre a Gennaio. Purtroppo è questo che aleggiava, il classico clima da sfida, da una fazione contro un'altra: o tifi Italia o tifi Germania, poi alla bontà di ognuno individuare chi possa essere una o l'altra. I pareggi non sono ammessi: deve esserci un vincitore, e dunque un perdente.
Avevo immediatamente fiutato che questo clima non avrebbe certo procurato noie al Caimano, che in fatto di sfide, di corpo a corpo ci ha sempre sguazzato abbastanza. Sapevo che Santoro sarebbe stato molto bravo, come sempre a mio parere, a tenere la partita sui binari del confronto e non dello scontro per fare quello che ha sempre fatto. Servizio Pubblico. Una puntata sui problemi vari di Berlusconi un tutti contro uno non era nemmeno da immaginare. Questo almeno per me. Ma non per la gente, che si aspettava questo tipo di assalto al vecchio e istrionico uomo pubblico più che politico. La partita si è giocata solo ed esclusivamente sui contenuti: cosa farà e perchè, cosa non ha fatto e perchè. E purtroppo parlando di argomenti, l'uomo di Arcore ha perso praticamente su tutta la linea. E nella maniera più ridicola. Sembrava un bambino dell'asilo. La colpa è sempre di quello, quell'altro ancora... Patetico. Ma assumiti le tue responsabilità c'hai quasi ottantanni... Niente!
Così ho sorriso nel vedere il giorno dopo, i giornali e le TV celebrare la vittoria di Berlusconi, che tradotto equivale a dire: "Berlusconi ha sempre risposto a tono alle domande", stendendo un velo pietoso sui contenuti, "e non è mai sembrato in difficoltà su nulla", sparando il solito arsenale di minchiate e scuse di cui sopra. Se questo è vincere... Purtroppo in Italia va così la politica, anche grazie a quel signore. E' una questione di fazioni, quasi mai di contenuti. Che disastro. Cose potrà mai cambiare in questo modo? Ringrazio ancora una volta Santoro per aver dato un servizio e, almeno a mio avviso, mostrato che la politica del PDL è la stessa da 20 anni a questa parte: fuffa.

Epilogo 2012

Ancora una manciata di ore e anche del 2012 non ci sarà più traccia. Fare un consuntivo di quest'anno potrebbe essere complicato e con tutta probabilità nemmeno particolarmente interessante. Certo sul piatto ci sono state parecchie cose interessanti, infondo 5 mesi di Argentina non sono pochini, esulando però dal lavoro, dalle lamentele sulla politica mai tanto sterili quanto essa stessa, dagli avvenimenti sportivi, etc... mi sembra che qualcosa di mio, realmente tutto mio intendo, proprio non ci sia.

Così un pò adombrato e perennemente scontento mi permetto di fare citazione del grandissimo Fantozzi, auguri a Villaggio che ha compiuto ieri 80 anni: "So soldi ragioniè, sò soldi". Del resto la vita è sempre un'altalena e un pò di sano realismo Fantozziano è il sale per riprovarci sempre. Anche quando tutto ti suggerirebbe di mollare.
Buon 2013 a tutti, soprattutto a le i Ragioniere.