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All that you can leave behind

Il Divo Giulio

Di Giulio Andreotti si può dire molto, probabilmente senza aggiungere molto a ciò che è stato detto e scritto da un po' tutti negli ultimi sessantanni. Santo, mafioso, massone... se ne sono sentite un pò di tutti i colori su suo conto (qualcuna anche previo sentenza di tribunale) e su queste cose onestamente non credo di poter dare il mio contributo. Fa però riflettere come lui più di altri ha rappresentato la politica per chi bamboccio cercava di capire che cosa fosse la DC, il pentapartito, il PC etc... Tutte cose che sembrano di un millennio fa. Certo allora i politici si guardavano con molta più riverenza e rispetto, forse a torto, ma del resto erano comunque considerati, se non altro da larghi settori della società, persone ripettabili e comunque degne di cimentersi nel scecolare gioco della politica. Dopotutto in un'Italia in cui finalmente la stragrande maggioranza dei ragazzi cominciavano le scuole superiori, una classe politica composta da persone laureate o comunque con un erudizione ed un background superiore alla media, ottenevano quasi automaticamente il rispetto o quanto meno il beneficio del dubbio nell'interlocutore. Così stride pensare a quell'epoca, pur non avar di misfatti e ruberie, con questa in cui la bilancia si è invertita e in cui in un paese in cui i laureati devono andare a cercare lavoro nei call center capita che ci siano ministri con semplici dimplomi superiori e, per di più, senza alcun background specifico. Inorridisco nel ricordo delle tribune politiche che infestavano i palinsesti delle televisioni sotto le elezioni. Allora la politica aveva il suo ruolo, il suo campo di gioco prefissato, il parlamento e gli sconfinamenti televisivi dovevano mantenere lo stesso rigore e la stessa forma, asettica e lineare. Poi ad un certo punto, ventanni fa cambiò tutto, fecero ingresso nuove regole (o forse la semplice rimozione delle esistenti) ed assieme al colore nelle tribune politiche trasformatesi nel corso di un lungo processo in talk show in cui si parla di tutto e di niente entrarono un pò tutti comici, veline, sportivi tuttologi di ogni razza e tipo. Da monocromatica la politica diventò un arcobaleno di colori di persone e di caciara.

L'unica cosa che si sono scordati sono le ideologie. Giuste o sbagliate esse siano, un vero politico a mio avviso non dovrebbe mai esserne sprovvisto... e risultati sono quelli che ci teniamo ora. RIP.

La Passione

Buona Pasqua

Durante la settimana santa ormai derubricata a settimana semifestiva senza che, come spesso accade, si capisca più bene davvero la ragione per cui si fa festa, mi capita spesso di vedere nella vicenda ormai plurimillenaria di Gesù un pò anche la mia vita. Fatta di lavoro, di illusioni, di delusioni, croci e gioie. In fondo è un pò la storia di tutti, inutile negarlo. L'uomo della croce, per chi ci crede e per chi no, è in questa settimana certamente più vicino. Molto di più nella morte che nella risurrezione. Non so se si senta ancora la necessità di questo uomo, di questa "storia". Io credo che dopotutto lo si senta di più di quello che non lo si lasci a vedere.

Vedendo il film "La Passione" di Mazzacurati, c'è una scena in particolare che mi ha fatto particolarmente pensare, qualla in cui l'attore principale che doveva rappresentare Gesù viene sostituito e lui ne rimane stupito:

- "Ma hanno cominciato senza Gesù... senza di me?
- "In questo mondo nessuno è indispensabile. Anche Gesù può essere sostituito."
- "Già... E' vero..."
Buona Pasqua a tutti!

Cella 211

Che cosa fa di un uomo un criminale? L'ambiente? Le circostanze? Una predisposizione naturale? Il caso? O cos'altro? Questa domanda ricorre spesso per capire quale possa essere la linea di demarcazione tra una vita normale e quella invece di un delinquente. Il film "Cella 211" in un certo senso da una sua interpretazione molto particolare di questa domanda, con una risposta che però rimane aperta a varie chiavi di lettura.
Palcoscenico è un penitenziario spagnolo in rivolta ed un secondino neassunto che finisce con l'essere trascinato in questo scontro classico buoni-cattivi, in cui almeno all'inizio si sa dove stanno i buoni e dove i cattivi salvo poi costringere a rivedere queste posizioni.

Il film è molto incalzante, nasce da un'idea geniale che crea il contesto alla storia e lascia letteralmente senza fiato con numerosi colpi di scena che non sconfinano mai nella farsa incollando lo spettatore allo schermo. Vincitore di 8 premi Goya è un film di ottima fattura che consiglio a chiunque abbia un paio di ore scarse da investire.

Vi lascio infine con una citazione del punto che segna la svolta del film.:
"E' meglio se mi impicco nella mia cella così non do più fastidio? Non sarei il primo."